Originaria della Sardegna, ma toscana d'adozione dal 1962, dopo aver seguito in "continente" il marito poi scomparso prematuramente, lasciandola vedova con due figli, Maria Grazia Pinna quarantuno anni fa è stata la prima donna in Italia ad arbitrare una partita di calcio. Era il 10 febbraio del 1979: una vita fa, se si pensa alle recenti designazioni internazionali di fischietti al femminile, ma erano anni in cui le battaglie per il riconoscimento della parità di genere (una battaglia purtroppo non ancora vinta del tutto) si giocavano su tutti i fronti disponibili. Compreso il calcio, grande passione di Maria Grazia, che fresca di 77esimo compleanno ha raccontato a Fanpage.it la sua storia.

Tutto è cominciato con l'ennesimo torneo fra bar di quartiere. Quello gestito dall'allora trentacinquenne ex commessa della Rinascente a Cagliari, a dire di Maria Grazia, aveva una squadra presa spesso di mira dalle giacchette nere. "A un certo punto mi sono arrabbiata e ho detto: va bene, divento arbitro". La notizia del suo corso di formazione alla Uisp, Unione Italiana Sport Per tutti, una delle più grandi associazioni italiane di sport amatoriale, arriva ben presto all'orecchio di alcuni giornalisti della zona. E così, quando alla periferia di Firenze è scesa per la prima volta in campo per l'esordio, "c'erano almeno 200 giornalisti da tutta Italia". L'attenzione mediatica sulla prima donna arbitro si fa alta fin da subito. Non mancano nemmeno le critiche, le allusioni e persino i soprannomi. L'arbitro col rossetto, col fondo tinta, ma Maria Grazia non se la prende mai. Anzi, sorride e si diverte. Anche perchè era tutto vero, ammette. "Ero col fondo tinta, i braccialetti, il rossetto, i pantaloni cortissimi. Andavo in campo da donna" rivendica.

Anche gli insulti dagli spalti non sono mai mancati, così come le battutine alle quali Maria Grazia ha ogni volta saputo rispondere a tono, nonostante qualche lavata di testa dei commissari, ai quali toccava ricordarle di non dover replicare alle provocazioni del pubblico. Che poi, ricorda l'ex arbitro Uisp, era quello il vero problema. Altro che i calciatori. "Erano educati, sorridevano, erano contenti quando arbitravo io -sottolinea-. L'ho fatto per oltre dieci anni, dirigendo tantissime partite. Anche perchè ad un certo volevano sempre me. Ed io l'ho fatto sempre con grande passione. Non ho nessun brutto ricordo di quella esperienza". La prima in assoluto, però, non è andata benissimo. Senza taccuino e penna per segnare quanto mettere a referto, a causa di una dimenticanza non sua, Maria Grazia sbaglia nel conteggio dei goal e quello che sul campo è un tre a zero secco, alla domanda diretta di alcuni giornalisti, a fine primo tempo, diventa un 2-1 che a molti cronisti regala titoli oggi impensabili.

Affrontando pregiudizi e con una gran voglia di abbattere certi muri, la simpaticissima signora Pinna è andata avanti come un treno sulla sua strada, facendo persino breccia in ammiratori e aspiranti mariti anche da molto lontano. Ma per lei, fischietto che si ispirava al memorabile Sergio Gonella della sezione di Asti e cresciuta col mito di Gigi Riva, il calcio era l'unica cosa che interessava. Uno sport che ha sempre seguito e che forse, con altre donne finalmente ad indossare la divisa da arbitro a livelli sempre più alti (la prima a farlo in ambito Figc è stata a partire dal 1990 Paola Bazzoli, della sezione Aia di Gubbio), deve anche alla sua tenacia ben più di qualche merito.