"Tu muori qua". L'aveva sepolta sotto assi e cassette di legno, a formare una bara, in una vecchia fabbrica abbandonata di Bari, dove pensava che nessuno l'avrebbe trovata. Era solo l'epilogo di un calvario di abusi e violenze cui Ignazio Piumelli, 53 anni, di Molfetta, aveva sottoposto la compagna, e Zlezak Malgorzata detta Margherita, fino ad ammazzarla di botte.

A gennaio il pregiudicato sarà processato per i reati di omicidio volontario, riduzione in schiavitù, occultamento e vilipendio di cadavere. A rinviarlo a giudizio, con udienza fissata per il dodici gennaio 2021, al termine di una minuziosa indagine della Questura di Bari, coordinata dal pm Gaetano de Bari, è stato il gup del Tribunale di Bari Antonella Cafagna.  Secondo quanto ricostruito dalla procura, Ignazio Piumelli, giò pregiudicato per altri reati, avrebbe sottoposto la compagna a un fuoco di fila di violenze.

Fragile, senza fissa dimora e senza riferimenti, Zlezak Malgorzata era stata facile preda delle angherie di colui che si definiva il suo compagno. Picchiata per mesi, trascinata da un dormitorio all'altro, era diventata il suo pungiball fino a quando non ha retto più. Margherita è morta per le conseguenze dei calci e pugni ricevuti. È stato allora che il suo aguzzino, come ultimo atto di spregio, l'ha seppellita sotto assi e casse all'interno di una vecchia fabbrica abbandonata di Bari. Sopra quella bara improvvisata campeggiava, scritta con inchiostro nero la frase: "Tu muori qua". Era luglio 2012 ma ci sarebbero voluti cinque anni perché i resti scheletrizzati,  nel maggio 2017 venissero ritrovati nelle ex acciaierie Scianatico, non lontano dal centro di Bari. E altri due perché il responsabile, Ignazio Piumelli, venisse individuato e arrestato.