È stato condannato Roberto Pirrone, l’uomo di sessantacinque anni che il 5 marzo scorso uccise a Firenze l’ambulante senegalese Idy Diene. La sentenza del giudice Sara Farini è arrivata oggi. Pirrone, ex tipografo, è stato condannato a sedici anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato. L’imputato ha assistito in aula alla lettura del dispositivo in silenzio. La condanna stabilita dal giudice per Pirrone è in linea con la richiesta del pm Giuseppe Ledda, che aveva indicato in ventiquattro anni, che poi scendono a sedici per la riduzione del rito abbreviato, la pena per l’uomo che il 5 marzo del 2018, dopo aver incrociato il senegalese sul ponte Vespucci a Firenze, sparò contro di lui diversi colpi di pistola uccidendolo. Nel dispositivo il gup non ha accolto l'aggravante per futili motivi chiesta dal pm e neppure ha riconosciuto le attenuanti generiche auspicate dai difensori di Pirrone, gli avvocati Sibilla Fiori e Massimo Campolmi. La sentenza attribuisce risarcimenti ad alcune parti civili da liquidarsi in altra sede, attribuendo subito provvisionali esecutive di centomila euro a favore della moglie di Diene (già coniugata con Samb Modou, senegalese ucciso nel 2011 dall’estremista di destra Gianluca Casseri) che viveva con lui in Toscana, e altre due da settantacinquemila e cinquantamila euro per i figli e per altri parenti del senegalese. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro sessanta giorni.

L’imputato ha detto che quel giorno avrebbe voluto suicidarsi – Dopo il delitto Roberto Pirrone disse di averlo scelto la sua vittima a caso, dopo essere uscito da casa sua con l'intenzione di suicidarsi a causa di problemi economici. Arrivato sul ponte Vespucci, l’uomo non avrebbe avuto il coraggio di compiere quel gesto e così avrebbe scelto una persona tra i passanti da uccidere per finire in carcere e non pesare più sulla sua famiglia.