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L'omicidio di Melania Rea

La storia di Melania Rea: i tradimenti, l’omicidio nel bosco e la condanna del marito Salvatore Parolisi

Il 18 aprile 2011 Salvatore Parolisi denunciava la scomparsa di Melania Rea a Ripe di Civitella. Due giorni dopo fu trovato il cadavere della donna nei pressi del bosco di Colle San Marco, lo stesso posto dove i coniugi si erano recati il giorno della presunta sparizione. L’uomo oggi è in carcere per omicidio e sta scontando una pena di 20 anni, mentre Vittoria, sua figlia, ha deciso di disconoscerlo per sempre.
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L'omicidio di Melania Rea (all'anagrafe Carmela) è avvenuto il 18 aprile 2011, quando suo marito, Salvatore Parolisi, l'ha uccisa con 35 coltellate in seguito ad una lite coniugale sfociata a causa di una relazione che l'uomo intratteneva con un'altra ragazza più giovane, sua allieva. Il corpo senza vita della donna, all'epoca 28enne, è stato ritrovato a Ripe di Civitella in provincia di Teramo, abbandonato nel bosco di Colle San Marco. Ad avvertire del ritrovamento è stato un informatore anonimo.

Il suo assassino, Salvatore Parolisi, è stato condannato dalla corte di Cassazione a 20 anni di detenzione e attualmente si trova nel carcere di Bollate di Milano. Vittoria, figlia della coppia oramai 13enne, vive in Campania con i nonni e lo zio e ha deciso di cambiare cognome, scegliendo quello di sua madre.

Chi era Melania Rea, la donna uccisa dal marito Salvatore Parolisi

All'epoca del delitto Melania aveva 28 anni e proveniva da Somma Vesuviana, in Campania. La ragazza era figlia di un militare dell’Aeronautica e decise di sposare Salvatore Parolisi, 33enne caporal maggiore dell'esercito presso il 235esimo reggimento di Ascoli. Nel 2010 i due misero al mondo una bambina, Vittoria, la quale nel 2011 aveva appena 18 mesi. Suo padre inoltre aveva già un altro figlio nato da una precedente relazione.

Il rapporto di coppia iniziò ad incrinarsi quando in Melania crebbe il sospetto che suo marito avesse una relazione extra coniugale con una sua allieva. Quest'ultima, soldatessa dell'esercito, perse la testa per Parolisi e ne divenne l'amante.

Il racconto dell’ultima giornata trascorsa insieme alla figlia al parco

Secondo quanto raccontato da un testimone, quel pomeriggio del 18 aprile al parco di Colle San Marco la coppia di coniugi si trovava nel parchetto accanto alle altalene in compagnia della piccola Vittoria. Ad un certo punto tra i due inizia un litigio e poco dopo la donna si allontana per poi non farvi più ritorno. La testimone inoltre aggiunse un ulteriore dettaglio e cioè che trascorso qualche minuto dalla lite, sul viale del Pianoro del Colle, vide spuntare un'auto con a bordo probabilmente tre persone, tra cui un uomo e due donne.

Ma nel 2013, una sentenza della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, smentì la versione di Parolisi affermando che l'uomo aveva mentito e che Melania non poteva essere scomparsa dal luogo e nell’orario indicati dal marito. Il 33enne dunque non rimase con la figlia nelle zone delle altalene dopo l’allontanamento della moglie, nemmeno durante i primi tentativi di chiamata al cellulare di Melania.

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Salvatore Parolisi denuncia la scomparsa di Melania Rea

Il 18 aprile 2011, Melania e Salvatore erano al parco di Colle San Marco, nel Teramano, in compagnia della loro figlioletta. Erano circa le 16:30 del pomeriggio quando l'uomo con la voce rotta dal pianto chiama i carabinieri per denunciare la scomparsa della moglie. La versione raccontata ai militari spiegava che l'uomo si sarebbe accorto della sparizione di Melania mentre si trovava con la figlia nei pressi delle altalene e che la donna si era allontanata per andare in bagno, ma trascorsi venti minuti, questa non faceva più ritorno.

Il ritrovamento del cadavere di Melania Rea

Da quel momento iniziarono le ricerche in zona e in provincia di Melania, ma solo due giorni dopo al 112 arrivò una telefonata anonima nella quale veniva raccontato che nei pressi del chiosco della pineta di Ripe era stato ritrovato un cadavere che si sarebbe poi scoperto appartenere alla giovane mamma.

Ritrovato il cadavere, questo presentava profonde ferite alla schiena, infatti il suo aggressore l'aveva massacrata con 35 coltellate e sulla sua pelle aveva inciso con un coltello anche una svastica e conficcato una siringa. Una scena del crimine pensata alla perfezione e che nella mente di Parolisi, avrebbe potuto depistare gli investigatori.

L’autopsia e i primi sospetti su Salvatore Parolisi

Dai risultati dell'autopsia del corpo di Melania Rea emerse che la donna era stata colpita con due oggetti differenti: un coltello e un oggetto contundente. Inoltre, sul cadavere della 28enne fu riscontrata la presenza di colpi inferti post mortem. L'aggressore di Melania infatti non si era accanito sul suo corpo nello stesso giorno dell'uccisione bensì nelle ore più vicine al giorno del suo ritrovamento. Ciò significò che Parolisi dopo aver ucciso Melania, si recò di nuovo sul luogo del crimine e infierì ancora una volta sul suo cadavere.

I primi sospetti ricaddero proprio sul marito in seguito al ritrovamento delle sue tracce di Dna sulle labbra della donna. Successivamente Parolisi venne accusato di omicidio volontario aggravato e arrestato il 19 luglio 2011 e inoltre ritenuto soggetto pericoloso, capace di uccidere ancora una volta.

Le discussioni tra Melania e Salvatore: i tradimenti e la famiglia di lei

La coppia di coniugi litigava continuamente per via dei sospetti che Melania nutriva nei confronti dell'amante che Parolisi si impegnava a nascondere. Ma non solo, secondo alcune versioni dell'uomo, anche il rapporto morboso che Melania aveva con sua madre contribuì alla crisi della propria relazione. Capitava di frequente che i due dormissero separati e che la donna preferisse trascorrere la notte con la mamma Vittoria.

Parolisi poi nel corso della seconda udienza del processo d’Appello dell’omicidio, confidò spontaneamente di aver tradito più volte la moglie ma che al tempo stesso continuava ad amarla, chiarendo che non sarebbe stato mai capace di ucciderla e che quindi fosse innocente.

I genitori di Melania nel corso di alcune interviste condotte negli anni a seguire dall'omicidio, rivelarono che in realtà erano a conoscenza del fatto che in passato Parolisi aveva avuto qualche defaiance, in particolare ricordarono di una festa alla quale l'uomo aveva partecipato e aveva conosciuto una ragazza. Con quest'ultima però non era c'era mai stato un coinvolgimento fisico, almeno secondo quanto avrebbe riportato all'epoca Salvatore alla moglie.

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La relazione di Salvatore Parolisi con Ludovica Perrone: i messaggi

Il 18 marzo 2011, quindi un mese prima del delitto, Parolisi si scambiava una serie di messaggi con la soldatessa dell'esercito e sua amante, Ludovica Perrone. "Sei la cosa più importante a cui credo e che voglio", "Dammi un altro po' di tempo e risolvo tutto, ho già preso accordi con Melania" si leggeva nelle numerose chat avviate con la giovane ragazza. Da lì a poco si scoprì che l'uomo nascondeva fitte conversazioni su Facebook sulla quale piattaforma social si era registrato con lo pseudonimo di "Vecio Alpino". Gli stessi messaggi sono poi stati cancellati da Parolisi il giorno seguente alla morte di sua moglie Melania.

Agli inquirenti fu subito chiaro che tra i due si celava un'importante relazione sentimentale e non una semplice scappatella come poi nel corso degli anni ha raccontato con convinzione Parolisi. Tra i due vi era un rapporto ben consolidato e la stessa Ludovica insisteva nel convincere l'uomo a lasciare la moglie così da non doversi più nascondere.

Alle sue continue richieste, Salvatore rispondeva di avere pazienza e che molto presto sarebbe riuscito a risolvere una volta per tutte la faccenda. Il suo coinvolgimento nell'omicidio fu ancora più chiaro quando a maggio 2011, ad un mese dalla morte della moglie, Parolisi teneva delle conversazioni con se stesso mentre era alla guida della sua auto. "Veramente ho fatto questo? Sono comunque un bravo ragazzo. Ora devo vedere cosa inventarmi", furono una serie di frasi pronunciate dall'uomo mentre ripensava a quanto accaduto, registrate dalle microspie ambientali introdotte nella vettura.

Il processo e la condanna contro Salvatore Parolisi

Il 25 settembre 2013 iniziò davanti alla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila, il processo di secondo grado per Salvatore Parolisi, condannato in primo grado all'ergastolo per aver ucciso la moglie Melania. Ma cinque giorni dopo, il 30 settembre dello stesso anno, la Corte d'Appello dell'Aquila ridusse la pena inflitta precedentemente e lo condannò a 30 anni di detenzione.

Il 13 giugno 2016 i giudici della Cassazione confermarono la sentenza già decisa dalla Corte di Assise di Perugia, durante il secondo processo d'appello il 27 maggio 2015. Salvatore Parolisi venne dunque ufficialmente condannato a 20 anni di carcere per l'omicidio di sua moglie Melania Rea.

Si tratta di due operai macedoni che lavoravano nei pressi del luogo del delitto. Oggi il via al processo che vede, per il momento, come unico imputato Salvatore Parolisi, il marito di Melania.

Vittoria Parolisi diventa Vittoria Rea: il padre non può più vederla

Salvatore Parolisi nel corso della sua detenzione ha espresso numerose volte la volontà di voler rivedere sua figlia, la quale al tempo dei fatti aveva solo pochi mesi ed era stata allontanata dal genitore subito dopo il delitto. Oggi la figlia di Melania, Vittoria Rea, ha 13 anni, vive con lo zio e con i suoi nonni materni nella città d'origine della madre, a Somma Vesuviana, e porta il suo stesso cognome: la giovane non vedrà più suo padre e ha deciso di interrompere qualsiasi tipo di legame fisico e anagrafico con il colui che le ha portato via troppo presto la donna più importante della sua vita.

La vita di Salvatore Parolisi oggi e l’intervista a Chi l’ha visto?

Dopo molti anni dall'omicidio, il killer di Melania Rea continua a ribadire in alcune recenti interviste la propria innocenza. Chi lo condanna instancabilmente invece sono i familiari della vittima, i quali non possono fare a meno di ricordare e sostenere l'enorme brutalità dell'ex marito riservata alla figlia; un uomo capace addirittura di rilasciare testimonianze anche dietro le sbarre.

Dopo la messa in onda della trasmissione Chi l'ha visto?, il Tribunale di sorveglianza ha bloccato i permessi premio per Salvatore Parolisi, il quale ha rilasciato un'intervista proprio fuori dal carcere, nel suo primo giorno di permesso. La decisione fu presa dai giudici in quanto il 45enne aveva criticato apertamente la condanna inflittagli, mettendo in discussione le prove a suo carico e le varie decisioni dei tribunali che l'avevano a lungo seguito nella vicenda. Infine, non aveva avuto sconti nemmeno per la ex moglie defunta, alimentando ancor di più la rabbia dei suoi familiari.

Oggi Parolisi si trova nella struttura penitenziaria di Bollate di Milano dove sta scontando i primi 12 dei 20 anni di detenzione a lui destinati.

Le parole della famiglia di Melania Rea

Nonostante siano trascorsi dodici anni, la famiglia Rea non riesce a darsi pace per quello che è accaduto a Melania e continua a sostenere che per un dolore così grande non ci sia pena che tenga. Soprattutto il padre della vittima, Gennaro Rea, non ha mai accettato l'entità della pena inflitta a Parolisi, l'ha sempre considerata troppo bassa e per questo motivo ha fatto sapere di voler andare avanti nella battaglia chiedendo di riconsiderare nuovamente lo sconto di pena.

Mentre suo fratello Michele ha recentemente confidato di non poter mai riuscire a perdonare l'orrore commesso dall'oramai 45enne, pronunciando parole forti e sottolineando ancora una volta la sua rabbia.

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