la gioconda capolavoro dell'arte rinascimentale

"Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile" (Leonardo da Vinci, Trattato di pittura).

Ingegnere, scultore, architetto, musicista, anatomista, scenografo, letterato e, ovviamente, pittore: Leonardo da Vinci è considerato uno dei più grandi geni dell'umanità. E' vissuto durante il Rinascimento, periodo artistico e culturale sviluppatosi proprio a partire da Firenze, la città che gli ha dato i natali. Dalla sua straordinaria sapienza abbiamo ereditato un numero incredibile di opere, molte delle quali avvolte da un fitto alone di mistero, che rende la figura di Leonardo da Vinci ancora più impenetrabile. Tra queste va annoverato il capolavoro dell'arte rinascimentale italiana, ossia La Gioconda, diventato con i secoli scrigno di misteri e segreti apparentemente indecifrabili…

Ma chi è la donna ritratta nel dipinto da Leonardo da Vinci?

Le ipotesi che si sono susseguite nel corso degli anni, non trovano concordi gli storici dell'arte: c'è chi crede si tratti di Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo, c'è chi crede invece sia Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico Il Moro. E' proprio la storica d'arte savonese, Carla Glori, ad insistere su questa seconda ipotesi, convalidata anche dalle recenti scoperte di Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali.

La Gioconda di Leonardo da Vinci, infatti, recherebbe una serie di simboli, che possono essere utili a sciogliere i misteri che avvolgono il dipinto: è emersa nell'occhio destro una S, che potrebbe indicare appunto la famiglia Sforza, alla quale apparteneva la giovane Bianca Giovanna. Mentre nell'occhio sinistro una L, che invece dovrebbe riferirsi direttamente al nome dell'autore del dipinto.

occhi della gioconda il mistero delle lettere in essi incise

Inoltre, sempre sulla scia di questa identificazione, la studiosa Carla Glori avrebbe anche risolto il mistero sul paesaggio che si trova alle spalle della Gioconda: in particolare, il ponte sarebbe quello del Gobbo sul fiume Trebbia a Bobbio, nel piacentino. "E’ altamente probabile che Da Vinci avesse visitato Bobbio a causa della sua famosa biblioteca e che abbia dipinto il paesaggio basandosi sulla memoria qualche anno dopo, probabilmente quando viveva in Francia", sostiene la studiosa, la cui ipotesi sarebbe convalidata anche da altri elementi. Ad esempio, il dato storico-politico, secondo cui Ludovico Il Moro, padre di Bianca Giovanna Sforza, controllasse anche la zona di Bobbio.

Ma elemento ancora più importante: sotto l'arcata del ponte, Vincenti ha individuato il numero 72, che potrebbe riferirsi all'anno 1472, quando la piena del Trebbia distrusse il ponte. Gli abitanti di Bobbio, in merito, non hanno dubbi: sostengono che il ponte è lo stesso e fanno notare che quello attuale presenta archi disuguali, proprio come quelli che si vedono nel dipinto.

il ponte Gobbo nel quadro della Gioconda

Seppur affascinante e suggestiva sembri quest'interpretazione, non tutti gli studiosi sono propensi a confermarla. Martin Kemp, professore di Oxford ora in pensione nonché studioso di Leonardo da Vinci, ha affermato: "Il ritratto è quasi certamente di Lisa del Giocondo, per quanto poco romantica e poco misteriosa l'idea possa essere. Ci sono stati molti tentativi di individuare il luogo specifico del paesaggio e la somiglianza con il ponte di Bobbio non mi sembra così vicina. Ho grandi riserve su tutti i tentativi di trovare significati nascosti nei lavori d'arte del Rinascimento".

Quanto ai segni alfanumerici, che Vinceti ha rintracciato nel dipinto, si potrebbe pensare, come sostengono molti esperti, a crepe formatesi con il tempo nella pittura ad olio. E in effetti, perché non contemplare un'opera d'arte per quella che è, senza per forza credere che aldilà di essa si nascondano chissà quali misteri?

Lo diceva anche Leonardo:"Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile".

Quello che la figura ha nell'animo. Nulla di più.