Dai campionati italiani assoluti di atletica paralimpica all'assegnazione del primo storico scudetto di calcio a sette per atleti con cerebrolesione, passando per le gare valide per il girone di andata del campionato nazionale di calcio per amputati, fino al primo meeting Fispes di rugby in carrozzina. Ecco come Jesolo, a pochi chilometri da Venezia, si è trasformata per tre giorni nella capitale italiana dello sport contro ogni genere di barriera. E il merito, appunto, è della Fispes, la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, affiliata al Comitato Italiano Paralimpico, che dopo lo stop alle competizioni imposto dall'emergenza sanitaria è riuscita a radunare in Veneto oltre 200 atleti provenienti da tutto il Paese. “Volevamo a tutti i costi cercare di ripartire anche per lanciare un messaggio importante e cioè che nonostante tutto possiamo continuare a fare le stesse cose che facevamo prima, anche se con qualche accorgimento in più” spiega Sandrino Porru, presidente Fispes, riconfermato alla guida della federazione proprio durante la tre giorni in terra veneta. “Possiamo e dobbiamo stare ancora insieme -continua-, costruendo il nostro futuro, come abbiamo sempre fatto”.

Tanti i big del mondo paralimpico presenti all'evento, dal pluridecorato azzurro Roberto La Barbera a Martina Caironi, fino alla pesista e discobola numero uno al mondo Assunta Legnante, della società Anthropos Civitanova. “Sono nata con un glaucoma congenito e negli anni il problema si è ingigantito e alla fine si sono spenti entrambi gli occhi” racconta l'atleta a Fanpage.it. “Io mi reputo una disubbidiente -aggiunge- nel senso che disubbidisco alla legge di ciò che vuole la normalità: dovrei essere una non vedente chiusa in casa che subisce la disabilità, invece esco, faccio sport e vinco”. Anche a Jesolo, Legnante si è confermata fra le migliori nella sua categoria, a partire dal lancio del disco, ma non è stata l'unica a togliersi la soddisfazione di aver fatto bene all'evento della Fispes. Riccardo Bagaini, giovanissmo atleta della Gsh Sempione 82, ad esempio, ha conquistato il nuovo record nei 400 metri T47. “Sono nato senza un braccio e non ho mai avuto problemi, neanche adesso: riesco a far tutto tranne tagliare la carne -scherza- ma migliorerò. Quando nasci così hai due scelte: o ti adatti o muori internamente. E io ho deciso di adattarmi. Avere un pezzo di meno non può pregiudicarti di fare tante altre cose”. Ed è proprio questo il messaggio che parte forte e chiaro dalla tre giorni firmata Fispes. Lo conferma anche Davide Brocca, 35 anni e già un veterano del progetto della Calcio Veneto For Disable, una delle quattro formazione che si sono giocate il titolo di calcio a sette per atleti con cerebrolesione. “Ho una emiplegia destra che consiste nella mancata crescita di neuroni nella mia parte sinistra del cervello, che comandano i movimenti degli arti superiori e inferiori -racconta-. Perchè ho deciso di praticare questo sport? Prima di tutto perchè vengo da una famiglia nella quale tutto giocano a calcio, poi perchè, può sembrare una cavolata, ma sono quelle scelte che prendi quando ti chiedi, dopo il lavoro, resto a casa sul divano o vado ad allenarmi?”

Mettersi in gioco nonostante la disabilità è ciò che a spinto, da quasi quarant'anni, anche Carlo Maiello, oggi in forza ai Mastini Cangrandi di Verona, formazione di rugby in carrozzina, dopo aver provato anche col basket. “ Non allenarsi per così tanto tempo è stata dura -assicura-. Ho sempre fatto sport nella mia vita, per me è una medicina. Mi fa sentire vivo, forte”. Più o meno le stesse sensazioni che tutte le volte prova anche Davide Piana, allenatore della Montelabate, squadra di calcio per amputati, che nel 2011 ha perso una gamba dopo un ‘incidente in moto. “Giocare con le stampelle è difficile, ma io l'ho fatto per trent'anni con entrambe e posso dire che è fattibile giocare anche con le stampelle. All'inizio sembra una cosa impensabile, ma poi basta correggere qualcosa e ci si riesce. E poi la cosa bella è che si tratta sempre di calcio. I limiti sono solo quelli che ci si pone in testa, tutto è possibile -continua-. Io credo che lo sport sia per una persona disabile, ma anche per un normodotato, una via di sfogo da tutti i problemi che si affrontano nella vita quotidiana”.

Oltre ad un modo per mantenersi vivi e in forma, lo sport è però da sempre anche un mezzo fondamentale per abbattere qualsiasi tipo di barriera. E l'ennesima dimostrazione, infine, è arrivata anche dalla partecipazione all'evento Fispes di Valentina Petrillo, velocista ipovedente T12 della Omero Bergamo e prima atleta transgender a livello mondiale ammessa in una gara ufficiale tra le donne. Nella sua carriera sportiva paralimpica ha già vinto 11 titoli italiani nella categoria maschile, prima di intraprendere la terapia ormonale di transizione avvenuta nel gennaio 2019. “È stato bellissimo, adesso per me inizia una nuova vita, quella che avevo sempre sognato fin da bambina -assicura-. Gareggiare con le donne vuol dire per me essere nel posto giusto. E secondo me è molto importante abbattere certi preconcetti sulle persone trans anche attraverso lo sport. Io quindi sono qui e mi metto a disposizione: la mia presenza qui sono sicura che porterà a tantissimi dibattiti, ma aprirà anche nuovi scenari”. Ed è probabilmente questa la cosa che conta più di tutte.