Avrebbe inferto inutili e dolorosissime terapie mediche sugli animali solo per poter incassare i soldi dei proprietari ed effettuato eutanasie sbrigative su altri animali che invece non erano necessarie, queste le pesantissime accuse nei confronti di un veterinario di Ravenna a cui la locale Procura della Repubblica contesta ora i reati di maltrattamento e uccisione di animali, detenzione illegale di farmaci, smaltimento illecito di rifiuti speciali, falsificazione di libretti sanitari e frode in commercio, oltre a reati tributari legati all’evasione fiscale. Nei confronti dell'uomo la polizia locale e carabinieri Forestali hanno proceduto ieri all'esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo dell'intero ambulatorio firmata dal gip.

Nel provvedimento cautelare il giudice per le indagini preliminari parla di "totale assenza di necessità non solo terapeutica, ma anche etica, di infliggere inutile sofferenza a esemplari animali" che invece il veterinario avrebbe sottoposto a interventi costosi. Tra le accuse l'aver asportato la coda a una cucciolata di cani senza che le loro condizioni cliniche lo richiedessero o interventi di castrazione portati a termine con pratiche dolorose per gli animali o ancora falsificazioni dei libretti sanitari dei cani che riportavano somministrazioni di farmaci e vaccini in realtà inesistenti. In altri casi avrebbe provocato la morte per eutanasia di cani e gatti senza che gli animali in questione soffrissero di mali incurabili evitando i dovuti accertamenti. I clienti del veterinario “hanno optato per l’eutanasia, ritenendo così di risparmiare del dolore alla propria bestiola, eppure…” è stato “procurato al proprio amico di famiglia l’ultimo dolore, il più inutile, lungo e lancinante” scrive il gip.

Il tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto per intascare le parcelle, spesso in nero. L'indagine a carico del veterinario, chiamata ‘Balto’ dal nome del labrador dalla cui soppressione era partita la prima denuncia, infatti durano da mesi e alla fine dello scorso anno avevano già portato alla scoperta di circa 600.000 euro in contanti confezionati e sigillati che per gli inquirenti sarebbero frutto di proventi dalle sue prestazioni in nero. Le indagini hanno toccato, nel corso degli ultimi mesi, numerosi ambiti tanto da portare alla formulazione di ben 27 capi di imputazione.