Inchiesta Ior: verso l’archiviazione per l’ex presidente Gotti Tedeschi

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Verso la chiusura indagini per l’inchiesta principale sulle operazioni sospette che hanno coinvolto la banca vaticana. Non sarebbero emerse responsabilità dirette di Gotti Tedeschi mentre è probabile un rinvio a giudizio per il dimissionario direttore dell’Istituto opere religiose e il suo vice.

Si prospetta una richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma per l'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi nell'ambito dell'inchiesta principale da cui è partito lo scandalo Ior e che riguarda alcune movimentazioni di denaro sospette da parte della dirigenza della banca vaticana. Dalle indagini infatti non sarebbero emerse responsabilità dirette da parte di Gotti Tedeschi, il quale come figura di vertice dell'istituto di credito non si sarebbe occupato di conti. La procura capitolina in particolare con le indagini cercava di far luce su uno spostamento di circa 23 milioni di euro dello Ior depositati su un conto aperto presso il Credito Artigiano e considerato sospetto. Nell'ambito della stessa indagine sul contrasto al riciclaggio di denaro resta invece concreto il rischio di un rinvio a giudizio per i due dirigenti dimissionari dello Ior il direttore dell'Istituto opere religiose Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli.

La procura di Roma, infatti, dopo tre anni di indagini ha concluso l'inchiesta per violazione delle norme antiriciclaggio e a giorni dovrebbe notificare il relativo avviso a Cipriani e Tulli che si sono dimessi lunedì sera. La notifica di chiusura indagini prevista dal codice di procedura penale anticipa la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura che poi dovrà essere esaminata dal Gip. In sostanza ai due viene contestato di aver avallato operazioni finanziarie illecite. Per la procura lo Ior  infatti avrebbe violato le norme previste in materia di antiriciclaggio quando ha chiesto al Credito Artigiano di trasferire i 23 milioni di euro in parte alla tedesca J.P. Morgan Frankfurt, circa 20 milioni, ed in parte alla Banca del Fucino, circa tre milioni di euro.

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