Garlasco, l’ex Carabiniere sulle chiamate a Sempio del 2017: “Mai agevolato, non sapeva le domande dei pm”

"Non ho agevolato nessuno, per me tutti i fascicoli sono uguali". Lo ha detto ai pubblici ministeri di Brescia Silvio Sapone, ex carabiniere della sezione di polizia giudiziaria delle Procura di Pavia nel periodo dell'inchiesta del 2017 su Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco e ritenuto dai pubblici ministeri l'unico assassino di Chiara Poggi.
Il militare è stato sentito a verbale il 17 novembre 2025 nell'ambito dell'indagine per presunta corruzione legata all'archiviazione lampo della posizione Sempio (indagato anche nel 2017) chiesta dai titolari del fascicolo dell'epoca, l'ex pm Giulia Pezzino e l‘ex procuratore aggiunto Mario Venditi.
Gli inquirenti sospettano che Sapone all'epoca avesse chiamato l'indagato per riferirgli dettagli relativi all'indagine, così da agevolarlo. Ma nel verbale l'ex carabiniere ha ribadito di non aver avuto nessuno occhio di riguardo particolare per il 37enne.
L'indagine per corruzione è nata da un esposto della madre di Alberto Stasi, il 41enne condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della 26enne con la quale nel 2007 era fidanzato.
"Si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali. Non avevamo atti. La prima cosa che abbiamo fatto è l'analisi dei tabulati", ha detto ancora Sapone.
Sulla presenza di quattro telefonate senza riposta indirizzate all'epoca all'indagato, l'ex militare ha replicato: "Si pensava di sentire Sempio a verbale e l'ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare".
In questo modo ha tentato di spiegare il perché delle telefonate fatte il 21 gennaio, sebbene l'invito a comparire sarà notificato solo l'8 febbraio.
"I Sempio non li conosco. – ha detto – Quando ho sentito Andrea Sempio era per sdrammatizzare la cosa", e sulle telefonate fatte invece dall'indagato ha spiegato: "Era preoccupato perché sapeva dell'esposto, in quanto ve ne era notizia sulla Provincia Pavese. Non gli ho detto della notifica perché nel frattempo i magistrati avevano cambiato idea".
E insiste: "Io non conosco i Sempio. Non ho agevolato nessuno". Alla contestazione di averlo chiamato (il 21 gennaio 2017) quattro volte con il cellulare e 12 volte con utenza dell'ufficio, Sapone risponde: "Quel giorno Andrea Sempio non mi ha risposto (…). Dopo aver tentato di chiamarlo quel sabato mattina, hanno deciso di non sentire più Sempio".
Il giorno successivo, il 22 gennaio, l'indagato aveva ricontattato Sapone: "Ho tergiversato. L'ho tranquillizzato perché era preoccupato della questione avendo letto il giornale. (…) Mi ha chiesto se doveva preoccuparsi e gli ho detto di stare tranquillo. Quando vengono trascritte dai carabinieri di Milano le intercettazioni dell'epoca, risulta che Sempio abbia parlato, quindi non c'è stato alcun aiuto", chiarisce Sapone.
"Io non ho agevolato nessuno. Altrimenti non avrei usato il mio telefono cellulare per chiamarlo. Il numero non l'ho trovato io, ma gli altri Upg (ufficiali di polizia giudiziaria, ndr). Non conoscevo nessuno, né i Sempio né i loro avvocati. (…)".
Alla fine conclude: "Nelle trasmissioni televisive si dice che Sempio sapesse già le domande, ma questo è impossibile perché le domande le facevano i pm".