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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Garlasco, cosa si legge negli appunti manoscritti trovati nel vecchio fascicolo su Sempio: il nome di Stasi sbagliato

Spuntano appunti ignoti nella bozza di archiviazione per Andrea Sempio: dieci righe manoscritte, poi confluite nell’atto ufficiale, ora al vaglio della Procura di Brescia.
A cura di Davide Falcioni
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Un nuovo mistero si innesta nel già complesso caso dell’omicidio di Chiara Poggi. Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sono stavolta una decina di righe tracciate a penna su un foglio: annotazioni, correzioni e integrazioni relative alla bozza della richiesta di archiviazione per Andrea Sempio, il giovane già finito sotto lente in passato ma soprattutto da pochi giorni formalmente indagato per l'omicidio di Garlasco.

La scoperta è avvenuta lo scorso ottobre durante le indagini della Procura di Pavia. Il documento è emerso all’interno di un cosiddetto "fascicolo P" presso il Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, un ufficio che, paradossalmente, non aveva alcuna delega per le indagini condotte tra il 2016 e il 2017. Oltre al foglio manoscritto "spillato" alla prima pagina, è stata rinvenuta l'intera bozza dell'istanza di archiviazione, priva di data e firma, ma contenente correzioni che sarebbero poi state recepite testualmente nella versione definitiva firmata dai pubblici ministeri dell'epoca.

Nell'appunto si legge che "il presente procedimento", risalente a dieci anni fa, "trae origine da un esposto a firma" della madre di Alberto Stasi, giunto a dicembre 2016 "alla Procura generale presso la Corte d'Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura". Il testo prosegue spiegando che "in tale esposto, alla luce di talune investigazioni difensive affidate ad una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l'omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso" da Stasi, ovvero "nella specie in Andrea Sempio".

Andrea Sempio interrogato per il delitto Garlasco a Pavia
Andrea Sempio interrogato per il delitto Garlasco a Pavia

Un dettaglio singolare emerge dalle carte: nel manoscritto compare un refuso, in cui Alberto Stasi viene erroneamente chiamato "Andrea". Tuttavia, l'aspetto che più preme agli inquirenti riguarda l'identità dell'autore di quelle note. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Brescia, che indaga su un presunto accordo corruttivo tra l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e Giuseppe Sempio, padre di Andrea.

L'ipotesi al vaglio dei pm bresciani, Alessio Bernardi e Donato Greco, è che dietro quell'archiviazione lampo – ottenuta in soli tre mesi nel 2017 – possa esserci stato un passaggio di denaro, stimato tra i 20 e i 30 mila euro. Sospetto alimentato dal ritrovamento, a casa Sempio, di un altro appunto in un'agenda: "20-30 euro" e, sul retro, la frase: "Se archivia indaggine (con doppia g) non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna".

L'indagine cerca di far luce anche sulle modalità con cui certi atti siano finiti negli uffici del Nucleo informativo. Risulterebbe infatti che, a ridosso dell'apertura della prima inchiesta su Sempio, l'allora comandante del Nucleo avrebbe fotografato documenti riservati direttamente dalla scrivania del procuratore aggiunto. Sebbene di quelle foto non vi sia traccia, è rimasto il fascicolo cartaceo con le bozze "corrette", un'anomalia procedurale che la Procura ora definisce un vero e proprio "giallo degli appunti".

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