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In ospedale con piede nero, le dicono che è una cisti ma era sarcoma e perde l’arto: medico a processo

Il calvario di Anna Briganti, 49enne tarantina che tra diagnosi errate e un intervento chirurgico ha perso un piede che le è stato amputato: “Mi dissero che erano cisti sinoviali ma era un sarcoma”.
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A cura di Antonio Palma
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“Avevo il piede destro gonfio e nero, così sono andata in ospedale e un ortopedico mi visitò e mi disse che erano cisti sinoviali e che con dieci minuti di intervento mi sarei tolta il problema" così Anna Briganti, 49enne tarantina, racconta l'inizio del suo calvario, tra diagnosi errate e un intervento chirurgico. che infine l'ha portata a perdere il piede che le è stato amputato in un altro ospedale a causa di un sarcoma che si era esteso. Per la sua vicenda ora è finito sotto processo il medico ortopedico che l'ha visitata e operata, con l'accusa di lesioni gravissime.

I fatti risalgono al 2017 quando la donna si recò in ospedale a Taranto per il problema al piede nero e gonfio. Il medico la dimise sostenendo che si trattasse di una cisti, diagnosi che confermò anche dopo una risonanza magnetica, invitandola a sottoporsi a operazione chirurgica. Un intervento però non andato benissimo visto che l'operazione durò molto di più del previsto per la scoperta di una massa inattesa che il medico decise di rimuovere. "Quando mi svegliai mi disse che molto probabilmente si trattava di un lipoma" ha spiegato la donna.

Nei giorni successivi, però, la 49enne notò la presenza di pallini lungo le cicatrici laterali. "A quel punto ci siamo mossi in modo rapido: abbiamo preso i vetrini dall’anatomia patologica e li abbiamo portati al “Rizzoli” di Bologna. I due tagli sul piede hanno compromesso l’esito dell’intervento successivo: il cancro si era preso la pianta e le dita del piede e mi dissero di dovere procedere immediatamente all’amputazione" ha raccontato la donna a “Storie Italiane”.

Una vicenda che, secondo l'accusa del pm riportata dalla Gazzetta del mezzogiorno, avrebbe alla base una "imprudenza, imperizia e negligenza" del medico. Secondo l'accusa, l'ortopedico già in primo momento non avrebbe eseguito "un approfondimento diagnostico tramite risonanza magnetica con mezzo di contrasto" e dunque non si sarebbe accorto del tumore. Durante l'operazione poi, di fronte alla massa inattesa, "anziché limitarsi a un prelievo bioptico e indirizzare la paziente in un centro specialistico" avrebbe asportato il tumore in modo da provocare "la diffusione della malattia".

Condizioni che poi avrebbero portato il tumore a estendersi. A Bologna "mi hanno amputato quattro dita sotto il ginocchio per evitare metastasi, anche perché parliamo di un cancro che si era infiltrato nei tessuti e nel sangue con i due tagli laterali del primo intervento” ha spiegato la donna.

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