Il fratello di Bakari Sako, bracciante ucciso a Taranto: “Racconteremo la verità ai suoi figli”

"Racconterò ai figli di Bakari tutta la verità, non devono scoprirla da soli". A parlare con Fanpage.it è Souleymane Sako, il fratello del 35enne ucciso a Taranto da un gruppo di giovani in appena 4 minuti. Bakari era arrivato dal Mali in Italia pochi anni prima per lavorare come bracciante e poter offrire un futuro migliore ai suoi figli. Scappava da un paese dove imperversa la guerra civile, ma qui, denuncia il fratello, "è stato ucciso come un animale".
Souleymane, come ha saputo della morte di Bakari?
È stato la mattina successiva. Verso le 12 stavo camminando per Pamplona (In Spagna, ndr) perché era il mio giorno libero. Caterina [Contegiacomo, attivista di Mediterranea n.d.r.] mi ha chiamato. Io ero felice di sentirla, il tono di lei invece era triste. Alla fine ho capito che qualcosa non andava, non ha parlato più e ha passato il telefono al mio amico Djibril. Quando me l'ha detto, non potevo crederci, gli ho chiuso il telefono in faccia e ho chiamato di nuovo Caterina.
Adesso lei si trova in Mali, prima era venuto in Italia – paese che conosce – per i funerali di Bakari. Pensa che tornerà mai nel nostro paese dopo che qui hanno ucciso suo fratello?
Al momento mi trovo nella capitale, mi aspetta ancora un viaggio prima di tornare a casa. Devo anche aspettare che arrivi il corpo di Bakari. Qui la situazione è difficile, ma non so se tornerò in Italia, sicuramente non ci vivrò. Per noi è difficile avere e fare qualsiasi cosa, camminare, richiedere i documenti, prendere il pullman, viaggiare. Taranto è stata la mia prima casa in Italia, avevo un bel ricordo. So che ci sono persone buone e persone cattive in tutto il mondo, e che il male non è solo a Taranto.
Suo fratello che vita conduceva qui?
Quella di un ragazzo normale. Lavorava tanto, tutta la giornata, e poi andava a casa, stava con gli amici. Come tutti noi, era venuto per poter avere un lavoro utile ad aiutare la sua famiglia. In Mali non c’è modo di guadagnare abbastanza e noi vogliamo aiutare i nostri genitori e tutta la famiglia a mangiare bene.
Gli aggressori sono soprattutto minorenni, se un giorno dovessero chiederlo, accetterebbe di incontrarli?
Non lo so, non posso saperlo ora.
Bakari aveva due figli piccoli. Racconterà loro quello che è successo al padre?
Sì, racconteremo la verità anche se sarà dura, perché sarebbe peggio se dovessero scoprire da soli quello che è successo.