Il capo di Luca Spada al processo per i morti in ambulanza: “Si credeva più bravo degli altri nei soccorsi”
La presidente della Croce Rossa di Forlimpopoli è una delle figure chiave del procedimento nei confronti di Luca Spada, il soccorritore-autista ritenuto responsabile della morte di sei anziani durante i trasporti sull'ambulanza in cui lavorava. Per quattro di quelle morti, il 28enne è indagato, mentre per una, quella della 85enne Deanna Mambelli, è imputato con l'accusa di omicidio volontario accompagnato da numerose aggravanti, tra cui quella del mezzo insidioso.
Secondo le ricostruzioni della Procura di Forlì, Spada le avrebbe iniettato aria in vena attraverso un accesso venoso, uccidendola. Una siringa è stata trovata sia nell'ambulanza in cui è morta Mambelli, il 25 novembre, sia nella divisa di Spada due mesi prima. In quell'occasione, alcuni colleghi, insospettiti dal numero di morti verificatisi durante i suoi trasporti, hanno controllato la divisa trovandovi una siringa luer lock, specifica per cateteri venosi.

Durante la terza udienza del processo, sono stati ascoltati alcuni dei responsabili della Croce Rossa locale. Sentita al processo a carico del dipendente, la presidente della CRI di Forlimpopoli ha spiegato che Spada sulle ambulanze si occupava dei trasporti secondari, cioè quelli non d'emergenza, ma usati per trasportare i pazienti da una struttura all'altra. All'interno di questi mezzi ci sono siringhe, mancano invece i farmaci da somministrare. "Il personale a bordo dell’ambulanza dei trasporti secondari ha la qualifica di autista soccorritore e non può nemmeno somministrare farmaci, dal momento che non è un infermiere", ha sottolineato la presidente.
La presidente si è soffermata sul ruolo di Spada nell'ambiente di lavoro ripercorrendo il periodo dell'assunzione, avvenuta nel marzo 2024: "Ricordo solo che quando Spada venne a fare il colloquio di lavoro, alcuni dei miei dipendenti mi dissero che era un soccorritore che si riteneva più bravo degli altri nel fare i servizi in Croce Rossa". Parole che fanno eco a quanto dichiarato durante le indagini, quando, sentita dagli inquirenti, aveva spiegato che chi lo conosceva le aveva riferito fosse "un po’ esaltato".
Spada infatti aveva già lavorato in altri comitati locali prima di arrivare in quello di Forlimpopoli. Accanto all'attività in CRI, come emerge dai selfie e messaggi inviati sulla sua chat con i colleghi, aggiungeva anche quella con le agenzie di onoranze funebri della sua città.
Alla donna però non sono mai arrivate segnalazioni nei suoi confronti e non erano mai stati avviati provvedimenti disciplinari. I colleghi però si sono rivolti ai Carabinieri. Oltre alla siringa, hanno segnalato anche un insolito numero di morti: su 16.552 trasporti secondari, cioè non emergenziali, sono stati registrati otto episodi clinici rilevanti, e in cinque di questi Spada era a bordo. Tutti questi cinque hanno poi avuto esito mortale. Gli altri due, invece, si sono risolti senza conseguenze rilevanti.
Numeri che hanno convinto prima i colleghi, e poi gli inquirenti, a indagare installando telecamere a bordo dell'ambulanza su cui lavorava Spada, una telecamera che ha ripreso le ore precedenti e successive alla morte di Mambelli, l'ultima – presunta – vittima.
La presidente della Croce Rossa di Forlimpopoli a sua volta si è difesa sostenendo che il servizio viene offerto all'Ausl locale, e che era questa che avrebbe dovuto segnalare il dato sospetto dei decessi.