Il 18 maggio, da Nord a Sud, con il nuovo Dpcm in vigore che regola le riaperture nel Paese durante la fase due dell’emergenza coronavirus, ha nuovamente accolto i clienti anche il colosso svedese Ikea. E se si guardano le code registrate in svariati punti vendita lungo la penisola – i social sono pieni di foto e video di persone in fila – evidentemente gli italiani avevano urgente necessità di sistemare mobili e cucine e comunque tornare a fare acquisti dal vivo e non più online. Registrate lunedì file chilometriche davanti all’ingresso dello store di Anagnina, uno dei due magazzini della Capitale, code anche a Milano all’Ikea di Carugate, allo store di Afragola, nel Napoletano. E non ha fatto eccezione neppure l’Ikea di Collegno a Torino, dove i sindacati hanno denunciato la presenza di 15.000 persone nel primo giorno di apertura, lunedì 18 maggio.

Ikea di Torino, sindacati chiedono di limitare gli accessi

Migliaia di persone presenti sin dal primo mattino e quindi inevitabili assembramenti in alcuni reparti dello store torinese. Secondo i delegati sindacali della multinazionale, l’azienda svedese aveva previsto un afflusso di circa 1500 persone nel primo giorno di apertura di Collegno, e invece ne sarebbero arrivate dieci volte tanto. In particolare i clienti avrebbero affollato il reparto cucine e cabine armadio. I sindacati hanno chiesto all’azienda di sistemare in due giorni la questione e quindi limitare gli accessi e regolare l’afflusso nei vari reparti, dopodiché scatteranno gli scioperi. Tra i dipendenti Ikea è infatti tanta la paura che così tanta gente faccia saltare tutte le regole sulla sicurezza necessaria in questa fase 2, a cominciare dal distanziamento sociale.