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News sull'incidente dell'autobus a Mestre

“Tanti bimbi che piangevano nel bus di Mestre, ho tirato fuori 2 fratellini: ora vorrei riabbracciarli”

Si chiama Bujar Bucaj il 43enne di origini kosovare che ha tirato fuori due bambini dal pullman precipitato dal cavalcavia a Mestre. “Dio ha voluto che fossero salvi e stessero bene”, ha raccontato a Fanpage.it.
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A cura di Eleonora Panseri
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Bujar Bucaj, 43 anni
Bujar Bucaj, 43 anni
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News sull'incidente dell'autobus a Mestre

"Quella sera ero nel locale con il mio socio ed ero proprio con la faccia rivolta verso la ferrovia. A quel punto, ho visto la caduta proprio davanti ai miei occhi, sembrava che fosse venuto giù tutto il ponte. Da lì sono corso fuori e ho visto un ragazzo con un bambino in braccio che diceva: ‘È caduto giù un pullman‘. Quando mi ha detto così, ho attraversato la recinzione qui di fronte, ho attraversato i binari e sono arrivato dove era il pullman dell'incidente".

L'uomo che racconta così il terribile incidente di Mestre, in cui hanno perso la vita 21 persone, si chiama Bujar Bucaj, è un 43enne di origini kosovare e titolare del ristorante Madigans Venice, che si trova proprio di fronte al luogo dello schianto. Lui non ha aspettato un secondo prima di correre verso il luogo dello schianto per dare il suo aiuto.

"Ho visto il terrore, bambini che piangevano, che urlavano, che chiedevano aiuto in tutte le lingue, perché erano stranieri. E da lì l'unica cosa che ho potuto fare è tirare fuori due bambini, due fratelli. Altro non ho potuto fare perché ero solo. Nel frattempo sono uscite altre tre persone: una ragazza francese, un ragazzo croato e un uomo intorno ai 50 anni, ucraino, forse aiutati dai due ragazzi africani, che io ringrazio. Poi, tempo 4-5 minuti, il pullman ha preso fuoco", ha spiegato a Fanpage.it il 43enne.

Bujar Bucaj, 43 anni
Bujar Bucaj, 43 anni

"Ho chiesto aiuto, c'erano una ventina, trentina di persone che arrivavano con le auto sulla strada, si fermavano e facevano foto e video, ma nessuno mi veniva incontro. C'è stato solo un uomo che mi ha lanciato un estintore dal cavalcavia. Ma era inutile, troppo piccolo e l'incendio era impossibile da spegnere. – continua – Io non sono riuscito a entrare dentro al pullman, perché, quando è caduto da 15 metri, la parte dove potevo accedere era quella della cabina, che si è schiacciata. Probabilmente i bambini erano sulla parte sopra e sono riusciti a mettere fuori la testa e poi la vita. Io sono riuscito a prenderli e allontanarli un poco".

"Dopo 12 minuti e arrivata la prima macchina della polizia", prosegue Bujar. "Là mi sono sentito proprio tranquillo, nel senso che almeno c'erano i due poliziotti con me. Poi è arrivata un'altra macchina ancora e sono intervenuti i pompieri, le ambulanze e poi è arrivato il mondo".

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"La bambina ha circa 3-4 anni e il bambino 10-11. Erano in condizioni buone, Dio ha voluto che fossero salvi e stessero bene", ha detto ancora il 43enne che vorrebbe riuscire a rivedere i due bimbi che ha salvato. "So che adesso sono all'ospedale di Treviso. La sera stessa sono andato al pronto soccorso dell'Angelo (Ospedale dell'Angelo di Mestre, ndr) e mi hanno detto: ‘È impossibile darti delle informazioni, nessuna'. Ma ieri sera ho saputo che sono a Treviso e io spero di poter andare il prima possibile perché vorrei fare un altro incontro con loro, almeno abbracciarli un'altra volta prima che li portino nel loro Paese".

"Mi chiedevano sempre della loro mamma. Ieri ho saputo che è morta, non è salva. C'è solo il suo compagno, mi hanno detto che è ferito ma in condizioni abbastanza buone", aggiunge. "Io non ho pensato a niente, ho pensato solo a come arrivare nel posto, che c'erano delle persone dentro il pullman. In quel momento ho attraversato tutti i binari e sono arrivato lì, poi quando ho visto i bambini mi sembravano i miei figli. Speravo che oggi mi sarei sentito meglio, ma credo che finché non li vedrò starò male. Li ho ancora davanti agli occhi, vorrei incontrarli e magari mi passerà".

Viene da chiedersi perché questo inaspettato eroe abbia agito così, senza alcuna esitazione. Lui risponde: "Non l'ho fatto per diventare un eroe, non mi interessa niente, ho fatto solo il minimo che potevo fare. Perché vengo da un Paese dove ho vissuto la guerra e so cosa vuol dire quando le persone sono in difficoltà, so quando stanno rischiando la vita e sono in pericolo".

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