"Mi hanno detto che devo avere fiducia nella giustizia, vediamo". Sono passati due anni da quando la vita di un giovane operaio originario del sud Italia, ma da tempo lontano da casa per motivi di lavoro, è cambiata completamente. "All'epoca avevo 33 anni, ora ne ho 35 e mi ritrovo con un testicolo in meno: sono un invalido".

Tutto ha inizio a fine ottobre del 2017, quando il giovane viene sottoposto ad un intervento per una varicocele in una struttura privata e convenzionata con l'azienda sanitaria locale della sua regione d'origine. Ad indirizzarlo verso questa direzione è proprio l'ospedale pubblico a cui si era rivolto. "Alle 9.35 entro in sala operatoria -ricorda- dove l'intervento dura circa mezzora. Alla fine mi dicono che era andato tutto bene, ma quando mi sono svegliato non sentivo più la gamba sinistra". Il medico che ha diretto l'equipe in sala operatoria, di tutta risposta, lo intima quasi a non lamentarsi. E lo rassicura del fatto che non ci sono state complicanze e che può tornare benissimo a casa.

"La sera venivano dolori potenti e per questo assumevo un antidolorifico (prescritto anche dai medici per la fase post-operatoria, ndr) ma non riuscivo a restare in piedi. Sono stato 12 giorni a letto -continua-. Poi il testicolo ha cominciato a gonfiarsi ed è diventato nero. Non pensavo però fosse morto".

Dopo quasi due settimane di vera e propria agonia, l'operaio coinvolto in questa vicenda non ce la fa più e finisce al pronto soccorso, dove viene accertata la morte del testicolo. "Mi hanno operato d'urgenza". Intanto, in reparto arriva anche il legale del ragazzo e subito viene presentato un esposto alla procura competente. Partono le indagini e l'autorità giudiziaria provvede al sequestro di tutta la documentazione.

Ulteriori accertamenti sono in corso ma nel frattempo al giovane vengono contestati atteggiamenti che, da parte sua, avrebbe comportato, o quanto meno favorito, la perdita del testicolo dopo l'intervento. Non solo, infatti, viene definito come un paziente che non ha seguito pedissequamente la cura assegnata, ma nei suoi contronti c'è chi ha insinuato il sospetto che avesse problemi con alcol o droga. "Ho fatto anche i test, non c'è scritto da nessuna parte che sono un tossicodipendente – ribatte -. Qualche mese fa sono stato anche sottoposto ad un altro intervento e non è emerso nulla. E poi sono anche donatore di sangue".

Proprio in virtù degli esami negativi in merito alla sua presunta tossicodipendenza, il legale del giovane ha impugnato la richiesta di archiviazione giunta non molto tempo fa. Entro la fine dell'anno, forse, arriverà definitivamente la parola fine su questa vicenda, facendo una volta per tutte chiarezza su cosa sia davvero successo. "Ho scritto anche ai ministri della giustizia e della salute, aspettiamo".