Federico, il ragazzo ora maggiorenne che racconta di essere stato vittima di transfobia
in foto: Federico, il ragazzo ora maggiorenne che racconta di essere stato vittima di transfobia

Il liceo Montanari di Verona è attualmente al centro delle polemiche nazionali per le modalità di interrogazione attuate da una professoressa di lingua tedesca. L'insegnante aveva infatti chiesto a una studentessa di bendarsi durante l'interrogazione in Dad per dimostrare di essere realmente preparata, impossibilitata a sbirciare gli appunti. Non sarebbe però la prima vittima di questo sistema che ha fatto discutere tutta Italia: i rappresentanti di Istituto parlano di un vero e proprio clima di terrore in classe che poco aveva a che fare con il Covid e le nuove modalità di insegnamento. "I ragazzi parlano di una docente pronta ad umiliare coloro che non rendono come vorrebbe durante le interrogazioni – spiegano -. Ti umilia urlandoti contro davanti al resto del corpo studentesco, sia in Dad che in presenza". Non solo interrogazioni "particolari", ma anche fenomeni di omofobia e transfobia secondo i racconti di due ex studenti.

E sempre secondo le testimonianze, l'insegnante non sarebbe nuova a modalità di interrogazione a distanza che ricordano certi interrogatori di Guàntanamo: alcuni studenti sarebbero stati costretti a tenere le mani davanti alla telecamera per dimostrare di non avere appunti tra le mani o sono stati interrogati con le spalle al muro. "Alcuni studenti hanno raccontato di interrogazioni svolte con le mascherine sugli occhi – spiega Lorenzo, uno dei rappresentanti di Istituto del Montanari -. Ad altri ancora ha chiesto di procurarsi sciarpe con le quali bendarsi per le prossime interrogazioni". Una modalità che però alcuni genitori hanno difeso, spiegando che la docente è molto competente a livello didattico. "Nessuno ha mai messo in discussione la sua competenza sulla materia scolastica – racconta ancora Lorenzo -. Qui parliamo di creare un ambiente sereno per gli studenti".

Episodi di omofobia e transfobia

Federico, oggi 19enne, ha cambiato scuola dopo la bocciatura. Lui, ragazzo transgender, ha conosciuto l'insegnante di lingua tedesca durante il suo terzo anno di liceo. Fino ad allora, la sua transizione era sempre stata riconosciuta. Nessuno aveva mai utilizzato il suo nome al femminile. Nome in cui, racconta, non si riconosce per niente. "Appena l'abbiamo conosciuta abbiamo capito che il suo approccio era violento – spiega -. Ci diceva cose tipo: "Se non studiate vi ribalto come un calzino". Frasi violente ma che avevamo preso per semplici frasi. Poi è iniziato questo sottile pressing psicologico nei miei confronti. Una volta mi ha preso da parte e mi ha detto che dovevo smettere di fantasticare, che io ero "una bellissima ragazza". Ha ripetuto il mio nome al femminile più volte nonostante io chiedessi espressamente di non farlo da sempre. Mi diceva col sorriso che non avrei dovuto chiamarmi al maschile, che lei "non vedeva nessun maschio". A un'altra insegnante ha chiesto di non usare il mio nome al maschile per evitare denunce penali. Ho provato a parlare con la professoressa in questione alla presenza di mio padre, ma ha fatto finta che nulla fosse mai successo".

Quell'anno, racconta, sarebbe stato bocciato anche a causa del debito formativo conseguito nella sua materia. "Avevo studiato, avevo fatto il compito discretamente. Lei mi ha detto espressamente "tanto ti boccio lo stesso". Ho provato poi ad appellarmi alla giustizia, a fare ricorso al Tar, ma era la mia parola contro la sua. Se tutte le persone che mi hanno detto che lei aveva il coltello dalla parte del manico mi avessero aiutato anche solo dicendo qualcosa, lei non avrebbe potuto esercitare quel potere spropositato". Conclude facendo alcune considerazioni sul ruolo dell'insegnante, adesso che ha raggiunto la maggiore età e che ha cambiato scuola. "Il ruolo di un docente è fondamentale. Il tuo appoggio può elevare lo spirito di un ragazzino così come il tuo biasimo può profondamente cambiarlo. Vorrei che questa cosa fosse detta ad alta voce".

Sempre negli anni l'insegnante si sarebbe resa protagonista di episodi di discriminazione di stampo omofobo. A Fanpage.it racconta la sua storia anche Anna (nome di fantasia),  che dice di esser stata vittima di discriminazione per il suo orientamento sessuale prima di diplomarsi nell'anno 2019-2020. "Non mi ha mai detto fuori dai denti a cosa fosse dovuto l'improvviso calo che i miei voti avevano registrato – spiega la ragazza -. Ero una delle sue preferite, poi un giorno mi disse di aver perso tutta la sua stima nei miei confronti. Io non ho capito subito, ma la mia media è passata da quella dell'otto a quella del quattro in pochissimo tempo. Della mia omosessualità avevo parlato con alcuni insegnanti ai quali avevo chiesto di non dire nulla. Questa professoressa deve aver saputo del mio orientamento per caso da qualche professore che deve averlo detto in buonafede. Da allora però il mio rendimento è calato di botto e io ho iniziato ad avvertire l'ansia. Mi ha salvato la didattica a distanza, quando lei ha mollato la presa scoprendo che la sua materia non sarebbe stata oggetto dell'esame di Stato". Poi aggiunge, a nome anche degli altri studenti: "Non vogliamo che questa diventi una lotta tra noi e l'insegnante, il nostro intento non è quello di metterla alla gogna o provocare un'ondata di odio nei suoi confronti, perché nessuno lo merita. È una lotta contro la velata omotransfobia nelle scuole, vogliamo che questo sia il vero messaggio".