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Gli attivisti di Green Hill restano in carcere, ma col sostegno del web

Sono in carcere i dodici attivisti arrestati sabato dopo il blitz di Green Hill e in tantissimi hanno manifestato domenica per chiedere la loro liberazione. L’ex ministro Brambilla: “Nessuno vuole tollerare la presenza di tale attività vergognosa in Italia”.
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A cura di Susanna Picone
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Sono in carcere i dodici attivisti arrestati sabato dopo il blitz di Green Hill e in tantissimi hanno manifestato domenica per chiedere la loro liberazione. L’ex ministro Brambilla: “Nessuno vuole tollerare la presenza di tale attività vergognosa in Italia”.

Hanno trascorso la notte in carcere a Verziano e saranno processati per direttissima i 12 attivisti che sabato pomeriggio sono stati arrestati dopo il blitz avvenuto a Montichiari, nel canile-lager di Green Hill. Sono finiti in carcere mentre, sin dalle prime ore successive alla liberazione di una trentina di cuccioli di beagle destinati alla vivisezione, il web e non solo si è mobilitato a favore della loro liberazione. C’è chi, dopo aver visto le immagini-simbolo di quei cuccioli che passando di mano in mano oltrepassavano la rete, li ha chiamati eroi, chi gli ha dato atto di aver avuto quel coraggio che ad altri è mancato, tutti sono solidali con quelle otto donne e quattro uomini che hanno salvato da un destino inaccettabile almeno alcuni degli esemplari presenti a Green Hill.

Solidarietà sul web e davanti al carcere per gli attivisti – Secondo la Questura sabato nel bresciano erano presenti un migliaio di manifestanti, tra questi 300-400 si sarebbero staccati dal gruppo per dirigersi verso la collina di Green Hill e una ventina di loro hanno scavalcato la recinzione. In tredici sono riusciti ad entrare nell’allevamento e in dodici, i fermati dalla polizia, dovranno dunque rispondere di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, furto aggravato in concorso e violazione di domicilio aggravata. I danni da loro provocati, secondo Green Hill e le forze dell’ordine, ammontano a circa 250mila euro. Sono donne e uomini “normali”, tra insegnanti, studenti e impiegati di età compresa tra i 20 e i 50 anni circa, che domenica sera, grazie al loro “reato”, hanno portato davanti al carcere bresciano tante persone pronte a manifestare la loro solidarietà ai rinchiusi e a ribadire la necessità di una legge che faccia chiudere definitivamente stabilimenti come quello di Green Hill.

Michela Vittoria Brambilla sulla vivisezione – I dodici attivisti rinchiusi hanno accolto la visita dell’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, da sempre in prima linea con la lotta contro la vivisezione. Per la parlamentare del Pdl le tante persone che, negli ultimi tempi, hanno portato avanti diverse forme di protesta nei confronti di Green Hill rappresentano quell’ampia parte dell’Italia ormai stanca di queste attività vergognose. La Brambilla ha ricordato che l’86 per cento dei cittadini è fortemente contrario alla vivisezione che rappresenta una pratica giudicata dannosa e inutile anche dalla parte più avanzata del mondo scientifico. In questo ultimo caso il gesto dei manifestanti ora in carcere dà la misura, secondo la Brambilla, “di quanto sia alto il livello di esasperazione dei cittadini, che non intendono più tollerare la presenza di tale vergognosa attività nel nostro Paese”. Ciò di cui abbiamo bisogno, lo ha ricordato l’ex ministro, è l’approvazione dell’articolo 14 della legge comunitaria che stabilisce il divieto di allevamento di animali destinati alla sperimentazione che di fatto comporterà la chiusura di Green Hill.

Stamane l’attacco di Anonymous – Contro la vivisezione e a favore degli attivisti incarcerati stamane è sceso in campo anche Anonymous: gli hackers hanno infatti attaccato il sito dell’Associazione italiana per la lotta contro l’Aids (Anlaids). “Vogliamo mandare un forte messaggio di solidarietà agli attivisti arrestati e a tutti coloro che si battono per dare voce a chi non ce l’ha”, il messaggio di Anonymous contro la “pratica barbara” dell’industria della vivisezione.

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