"Giulia è una forza della natura. Bella, tenace, forte, entusiasta di fare tutto quello che la vita le può donare". Una ragazza piena di vita, insomma. Ecco chi è Giulia Centonze, 23enne che vive a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, insieme alla sua famiglia originaria del Salento. Il 3 maggio del 2019 la sua vita e quella di chi le vuole bene è cambiata drasticamente. Dopo essersi accorta di aver dimenticato il portafogli nella macchina di un suo compagno di università, la sera prima, Giulia era uscita di casa per recuperarlo, ma durante il tragitto, per motivi che non sono mai chiariti del tutto, ad un certo punto ha perso il controllo della sua auto, finendo contro un'altra proveniente in senso opposto. Trasportata d'urgenza in elisoccorso all'ospedale di Parma, la giovane ha iniziato da quel momento un lunghissimo calvario, finendo prima in coma e poi in "stato di minima coscienza", per dirla con le parole dei medici, passando per diverse strutture. L'ultima è a Ferrara, ma familiari e amiche di sempre stanno facendo di tutto per portarla in Austria, a Innsbruck, dove c'è una clinica specializzata dalla quale sono arrivate un po' di speranze per lei e per chi finora non ha mai smesso di starle accanto. Il problema, però, riguarda i costi eccessivi che bisogna sostenere.

"Servono all'incirca 100mila euro per tre mesi, ma sicuramente non bastano, quindi potrebbero servirne sei, nove, non lo sappiamo" ammette una delle sorelle, Serena, che continua: "Mio padre è pensionato, io faccio la commessa, mia sorella è disoccupata". Da soli, quindi, farcela è impossibile. Ecco perchè è nata una pagina Facebook, Quel nodo che ci lega – Insieme per Giulia, attraverso la quale le sue amiche stanno cercando di raccogliere fondi, anche attraverso eventi (pure in paese ci si sta mobilitando) e una campagna di crowfunding. "Ci manca molto, era parte integrante di noi" spiega Gaia Mora, una delle compagne inseparabili della  23enne studentessa di psicologia all'Università di Modena e Reggio Emilia, con il sogno nel cassetto di diventare criminologa.

"Giulia è sempre stata una spalla su cui contare" continua Gaia, mentre Serena aggiunge: "Lavorava, studiava, era volontaria in un canile, ama gli animali ed ha un cagnolino di nome Leo. Per me non è solo una sorella, è come una figlia -prosegue trattenendo a stento le lacrime-, sarei disposta a tutto per lei". Solare e sempre sorridente, Giulia, nei mesi scorsi, era in procinto di raggiungere una struttura in Trentino per intraprendere un difficile percorso di riabilitazione, ma l'emergenza sanitaria ha bloccato tutto. Non solo: il coronavirus ha colpito anche la sfortunata giovane emiliana, che per un po' ha quindi dovuto sospendere le cure. Adesso, però, l'obiettivo è portarla in Austria, dove i medici sono già pronti a seguire il suo caso, pur confermando a tutti che non sarà per niente facile.

"Giulia ha bisogno di cure adesso, più il tempo passa e meno miglioramenti può avere" sottolinea la sorella. "Anche una piccola goccia può servire per colmare un oceano" dice invece Gaia, che continua: "Chiediamo un aiuto perchè vorremmo riabbracciare Giulia e rivederla ridere il più possibile. Vogliamo poterle dare una vita migliore e farle riavere tutto quello che ha perso in questo anno e mezzo". Legatissima ai nipotini, "lei per fortuna ci sorride, ci dà prova in qualche modo che ci riconosce" riprende Serena, sottolineando la grande forza della sorella, la speranza che si possa ancora fare qualcosa e ricordando, però, che al momento, a causa delle norme anti-contagio, è possibile solo per la mamma andarla a visitare. "Lei le parla, le racconta quello che ha fatto e poi ci vediamo in videochiamata" spiega ancora la sorella, mentre pure Gaia ricorda le sue visite con le altre amiche, trascorse al suo fianco per non far sentire sola Giulia, provare a strapparle un sorriso e magari farle ascoltare la sua musica preferita. Da Ultimo a Coez, passando per Ligabue. "Vorrei fare un appello anche a loro, non solo per aiuti economici, sia chiaro -puntualizza infine Serena-: ci piacerebbe che loro facessero anche un video da mandarle, per poterla stimolare. Ci hanno detto che può essere utile".