Garlasco, Cassese a Fanpage: “Cene con Venditti nella cascina dei Sempio? Illazioni. Non ho mai favorito nessuno”
"Io a cena in cascina con il procuratore e i colleghi di Pavia non ci sono mai andato. Sono indagato per false testimonianze, perché non ricordo alcune cose agli atti, non perché facevo parte di un presunto ‘sistema Garlasco'. Io non ho favorito nessuno". È il punto fermo attorno al quale ruota la lunga intervista rilasciata dall'ex colonnello dei Carabinieri, Gennaro Cassese, ai giornalisti di Fanpage.it Giorgia Venturini e Fabrizio Capecelatro.
Nel corso della diretta YouTube sull'omicidio di Chiara Poggi, l'ex comandante dei Carabinieri del Comando di Vigevano si è lasciato andare a un intervento fiume nel corso del quale ha risposto alle domande che tutti stanno ponendo da quando sono state riaperte le indagini a carico di Andrea Sempio: c'è stata collusione negli anni 2007-2008? Perché nel verbale dell'interrogatorio di Sempio non si menziona il malore? Esiste un sistema Garlasco?
"Lo scontrino di Sempio? Conservarlo non è anomalo"
Cassese, ora in pensione, è indagato dalla Procura di Pavia per false dichiarazioni a pubblico ministero, in relazione al delitto di Garlasco. I pubblici ministeri vogliono verificare alcune dichiarazioni relative ai verbali redatti nella caserma di Vigevano. Tra le persone ascoltate c'è anche Andrea Sempio che fu sottoposto a interrogatorio anche nell'ottobre 2008, quando consegnò lo scontrino emesso da un parcheggio di Vigevano un anno prima, il giorno della morte di Chiara Poggi.
Oggi che l'amico di Marco Poggi, il fratello della vittima, si prepara al possibile rinvio a giudizio, le indagini svolte vent'anni fa sono ritornate centrali insieme ai loro protagonisti. Sempio è stato chiamato per chiarire il perché delle tre telefonate fatte a casa Poggi mentre sapeva, come il resto della comitiva, che l'amico Marco era in vacanza. Sempio ha fornito la ricostruzione della propria mattinata ed è in quell'occasione che ha consegnato lo scontrino del parcheggio di Vigevano, dove si era recato in cerca di una libreria, alle ore 10.18 del 13 agosto 2007.
"Ma perché avrei dovuto ricostruire i passi fatti da Sempio dalle nove alle dieci se all'epoca l'orario della morte di Chiara era alle 11-11.30?", fa presente Cassese. E aggiunge: "Ci sono state anche altre persone sentite nell'ambito dell'indagine che avevano conservato biglietti e scontrini. Non è una cosa anomala".
Secondo l'ex comandante, le responsabilità sarebbero condivise con la Procura a capo dell'indagine in quegli anni: "A livello probatorio, quello scontrino è arrivato in Procura, così come tutte le dichiarazioni rilasciate a noi, che sono sempre state verificate e condivise. Rispetto alla validità degli elementi raccolti, è fantasioso dire che abbiamo agevolato qualcuno, piuttosto abbiamo sbagliato a scrivere il verbale".
C'è anche un altro elemento che non torna: Sempio venne chiamato per riferire delle tre telefonate fatte il 13 agosto al fisso della villetta di Garlasco. Due sono di pochi secondi, mentre una terza è più lunga. Non sapremo mai cosa è stato detto perché non sono mai stati acquisiti i tabulati telefonici. "Non è uno scarica-barile, ma la richiesta doveva essere fatta dal gip, non dalla Polizia giudiziaria. Dire che non è stato fatto perché volevamo agevolare non è corretto perché noi abbiamo agito sulla base degli elementi che avevamo a disposizione". E aggiunge: "Nel 2008 avremmo potuto ancora richiedere i tabulati del 2007, oggi non è più possibile".
Il sistema Garlasco e le presunte cene con Sapone e il procuratore Vitelli
Insomma, per Cassese non esiste un "sistema Garlasco", e lui è indagato per dichiarazioni false, non perché parte di un presunto sistema di collusione. "In più circostanze sono uscite fuori delle cene tra il procuratore Venditti, il sottoscritto, e Sapone [ex responsabile della Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia n.d.r.] nella famosa cascina del marito della zia di Sempio, ma sono delle pure illazioni. Non sono mai emersi collegamenti oggettivi di un coinvolgimento del ‘sistema di Pavia' con l'omicidio di Chiara Poggi".
Il riferimento è all'ex pm Mario Venditti, accusato di aver favorito l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 in cambio di denaro. Recentemente, l'accusa nei suoi confronti è caduta.
"Più elementi alla base del fermo di Stasi"
Cassese torna quindi a difendere le indagini che portarono a indagare Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata. Ad oggi Stasi resta l'unico condannato in via definitiva per l'assassinio di Chiara Poggi, anche se i suoi legali potrebbero presto chiedere la revisione del processo.
“Il fermo di Stasi non aveva come unico presupposto il sangue sui pedali oltre ogni ragionevole dubbio, aveva vari elementi”, ha chiarito Cassese, invitando a leggere il decreto.