Francesca, 37 anni: “Noi aspiranti prof siamo il portafogli dello Stato, graduatorie dei concorsi poco trasparenti”

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Francesca ha 37 anni e in questi anni ha studiato e accumulato titoli per poter accedere all’insegnamento, è riuscita a ottenere un punteggio alto all’ultimo concorso per docenti precari, ma neanche questo è bastato: “La graduatoria non è trasparente, non c’è meritocrazia in questo sistema”, dice a Fanpage.it.

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"Se nella vita non mi fossi data da fare penserei di essermi meritata tutto questo, ma non è così. È un continuo rincorrere le prestazioni migliori, nuovi titoli, fare sempre di più per ottenere sempre di meno. Mi sono data un termine, se le cose non cambieranno mi passerò una mano sul cuore e cambierò lavoro". Francesca ha 37 anni, una laurea in filosofia, una in lettere, il dottorato, e poi una lunga lista di attestati raccolti nel corso degli anni per poter accedere all'insegnamento. Né lo studio né i titoli sono serviti ad aprirle le porte della scuola, come spiega a Fanpage.it.

"Da quello che ho visto in questi anni, il merito resta fuori. Senza contare gli anni passati all'Università per conseguire le lauree, ho speso circa 8.000-9.000 euro. La metà dei soldi è andata via per le abilitazioni conseguite tramite l'ente abilitato dal Ministero. Ormai noi aspiranti insegnanti siamo il portafogli dello Stato".

La denuncia: "Nonostante i punteggi alti resto fuori dall'insegnamento"

Nell'ultimo concorso per insegnanti di ruolo nelle scuole secondarie di primo grado del luglio 2026, Francesca è riuscita a ottenere un punteggio molto alto, eppure non è riuscita a passarlo: "Ho superato tutte le prove, ho ottenuto 201 punti e mezzo, il massimo era 250, ma mi sono passati avanti candidati con un punteggio nettamente inferiore al mio, come 155, 156, 157".

Si trattava dell'ultimo dei tre concorsi realizzati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Grazie a questi fondi PNRR, l'Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna ha messo a disposizione dei docenti precari 157 posti per coprire cattedre di italiano, storia, geografia nelle sue province.

Non tutti i posti però sono effettivamente destinati ai vincitori del concorso. Una percentuale è riservata a coloro che hanno svolto il Servizio Civile e alle categorie tutelate dalla legge 104. Una parte pari al 30% è stata riservata anche ai cosiddetti "triennalisti", i docenti con almeno tre anni di insegnamento, fra i quali rientra anche Francesca: "Su 157 posti 47 erano destinati ai triennalisti come me. Io sono al 45esimo posto, come riporta la mia sezione riservata, ma non sono stata chiamata e non so perché".

Francesca si è quindi rivolta a un legale: "Mi sono scontrata con la legge italiana che richiede tanti soldi per andare avanti con i ricorsi. Ho inviato una prima comunicazione all'Ufficio scolastico regionale il 27 luglio, a cui è seguito un sollecito dell'avvocato il 7 settembre, ma loro comunque non hanno risposto. Il passo successivo è depositare il ricorso vero e proprio. Ma si parla di tanti soldi, e non so se ce la faccio".

Il disagio accumulato da Francesca durante gli anni di precariato, e nella preparazione dei concorsi l'ha sfiancata a livello personale ed economico, tanto da farle perdere fiducia nell'intero sistema scuola. Una sensazione descritta a Fanpage.it anche da altri colleghi, come il precario napoletano Emanuele, o come Gabriele, che per lavorare si è trasferito dalla Calabria al Trentino.

A questo si aggiunge un esborso continuo per restare al passo. "Gli enti privati e le università private proliferano come funghi e si arricchiscono a spese nostre, tutelati e incentivati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, che sta puntando sempre di più ad un'istruzione privata per tutti – è la visione di Francesca – Ormai, di meritocratico, non c'è più niente: la maggior parte dei docenti acquista titoli presso gli enti più disparati senza acquisire nessuna competenza ma solo per arrivare in cima alla graduatoria". È ormai una prassi della "cattiva scuola": senza titoli extra – attestati di lingua e informatica – non si è competitivi.

"A risentire di più di tutto questo sistema malato però sono gli studenti che si trovano molte volte davanti a docenti non preparati e che non si interessano minimamente della loro formazione. Non ci si rende conto che l'istruzione è alla base di una società civile. Gli insegnanti plasmano il futuro ma questo sembra non ricordarselo più nessuno".

Il problema della trasparenza delle graduatorie

Francesca, leggendo il bando del concorso, sa solo che il 30% dei 157 posti era destinato ai triennalisti come lei, il 15% al Servizio Civile, e il 5% alle 104. Ma non ha una conferma di come effettivamente siano stati distribuiti. Su questo aspetto, la graduatoria è muta, e per tale motivo ha chiesto spiegazioni. "La graduatoria non è per niente trasparente. Di fianco al nome dei candidati non è indicata la riserva, cosa che dovrebbe essere contrassegnata da un asterisco", dice.

Molte graduatorie segnalano i vincitori che si sono aggiudicati un posto perché potevano beneficiare di una riserva 104 o da Servizio Civile attraverso un asterisco. Non si tratta però di una disposizione di legge, e anzi per alcuni potrebbe rappresentare una violazione della privacy del candidato.

A spiegarlo è Giorgio La Placa, storico sindacalista della Gilda degli Insegnanti, oggi referente per la provincia di Catania: "Le graduatorie non sono trasparenti, questo è un problema, ma se sono strutturate così è per una serie di disposizioni approvate da dopo la pandemia di Covid. Il bando specifica le percentuali di posti disponibili, le graduatorie poi palesano i punteggi, ma i beneficiari di particolari riserve non sono tenuti a essere segnalati".

Il problema è che per Francesca, dopo lo studio e i soldi spesi, questa rappresentava l'ultima opportunità per stabilizzarsi. "Questo era l'ultimo concorso PNRR, pensato per assorbire i precari della scuola. Il prossimo ci sarà tra non meno di tre anni, poi cambierò mestiere perché non posso andare avanti così. Non posso comprarmi una casa, una macchina, non posso fare un finanziamento, e a ogni concorso aumenta la frustrazione".

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