“Preferisco morire da precario che fare la scorciatoia del tirocinio per il sostegno”: la scelta del prof Emanuele
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Il 10 settembre la campanella ha ricominciato a suonare per gli istituti scolastici italiani. Gli studenti sono tornati in classe, e anche i prof hanno preso posto in cattedra. Ci però sono migliaia di docenti precari che spesso non sanno neanche dove termineranno l'anno o quanto tempo lavoreranno effettivamente. Tra questi c'è Emanuele, 30 anni, docente di lettere che ha scelto di restare precario pur di non seguire il percorso TFA.
Ha raccontato questa scelta a Fanpage.it: "Non farò mai il TFA come scorciatoia, neanche sotto tortura. Preferisco davvero morire da precario".
La storia di Emanuele: "Non voglio scorciatoie, pagano sempre gli studenti"
Emanuele, napoletano, spiega perché pensa che molti docenti stiano usando il TFA come "scorciatoia per arrivare prima al posto fisso": "Una parte dei colleghi che hanno scelto il sostegno non lo fanno per vera vocazione, e la cosa più grave è che questo sistema viene incoraggiato".
Il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) è un percorso di specializzazione che serve a diventare insegnante di sostegno, e il sistema scolastico ha un grandissimo bisogno di questa figura. Secondo le ultime rilevazioni Istat, ci sono 377 mila alunni con disabilità, e 261 mila insegnanti di sostegno. Per colmare il gap, viene data la possibilità anche a docenti privi di una formazione specifica di inserirsi nel sistema attraverso il TFA.
In questo modo, negli ultimi anni il numero dei docenti di sostegno è aumentato, ma il 22% di loro non si è formato a questo scopo. Oltre alla mancanza di preparazione specifica, c'è poi un punto cieco del sistema: chi entra di ruolo nella scuola come insegnante di sostegno dopo poco può chiedere di passare sulla propria materia, bypassando così la trafila che normalmente avrebbe affrontato seguendo il percorso tradizionale.
"Molte persone fanno il TFA ma non hanno intenzione di fare l'insegnante di sostegno, vogliono solo evitare di fare la lunga trafila di concorsi che stiamo facendo tutti noi. Io sono contrario ad ogni tipo di scorciatoia. Se devo scegliere tra ingannare e perdere io preferisco perdere. Altrimenti ingannerei prima di tutto me stesso".
Fare un'esperienza sul sostegno per avere una visione più completa di cosa vuol dire insegnare, ma per Emanuele il problema è il dolo alla base di questa scelta: "Non è un rifiuto aprioristico, riconosco l'importanza dell'insegnante di sostegno, ma ormai sono precario da sei anni e nella mia esperienza si contano sulle dita di una mano i colleghi veramente collaborativi e appassionati. E' chiaro che chi diventa docente di sostegno solo per prendere il posto non rende un buon servizio, e ricordiamoci che sono gli studenti con disabilità a pagare tutto questo".
Ma pagano anche gli altri docenti. "A causa di questo sistema viziato, anche i colleghi che effettivamente l'hanno scelto per vocazione sono oggetto di pregiudizi".
"Si cercano scorciatoie, non il merito"
"Ho studiato, ho conseguito la triennale e la magistrale, poi ho cominciato a fare questo percorso perché voglio insegnare lettere, ma in questo sistema è impossibile perché è tutto una continua caccia alla scorciatoia, non al merito – sottolinea Emanuele – La modalità di reclutamento fa qua da tutte le parti. Ci sono stati tre concorsi PNRR uno dietro l'altro che dovevano essere fatti così perché altrimenti sarebbero quei soldi sarebbero andati persi. Ma in che modo sono stati fatti? Ci sono moltissimi idonei non vincitori, le graduatorie si sono accavallate, e anche i vincitori stessi non sono ancora stati assunti tutti. E' il caos".
"Ci sono migliaia di casi come il mio: superi un concorso, superi entrambe le prove, ma il punteggio più elevato va poi a chi ha certi titoli, o ha semplicemente fatto il servizio civile, anche senza aver mai messo piede in una scuola. Io sono idoneo, ma non vincitore. Prenderei il posto, però, se cercassi di entrare sul sostegno, cosa su cui non ho competenze. Questo è ricercare il merito?".