“Se mi chiama una scuola, devo raggiungerla in 24 ore. Vivo con la valiga pronta”: prof precaria da Sud a Nord
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"Comprare i certificati è l'anti-scuola, è come dire ai nostri studenti: ‘compratevi il diploma'. Io non lo faccio e posso fare punteggio solo insegnando, per questo per lavorare sono stata costretta a lasciare il mio paese in provincia di Avellino per andare in Lombardia". A raccontare la sua storia a Fanpage.it è Marta [nome di fantasia], 30 anni, docente precaria inserita nelle GPS (Graduatorie provinciali supplenze) a Varese.
"Settembre è il mese peggiore, vivo con la valigia pronta perché quando ricevi la chiamata in 24 ore devi lasciare tutto e partire". L'11 settembre, Marta sta ancora aspettando la chiamata da parte di una delle scuole secondarie di primo grado della provincia, ma quando non lavora torna a casa nella provincia di Avellino. "Se potessi scegliere, resterei in Campania, in Lombardia non si vive la favola che spesso ci raccontiamo al Sud, ma con il mio punteggio lavorare qui è impossibile. Partire è una necessità".
La testimonianza: "Per entrare a scuola c'è la mercificazione dei titoli"
Per poter fare crescere il proprio punteggio, e sperare così di anno in anno essere chiamato, ogni insegnante deve avere un punteggio in graduatoria sufficientemente alto. In questo caso il divario territoriale è molto forte: nelle regioni del Nord è più semplice essere contattati dagli istituti anche se non si ha un punteggio altissimo. Per questo sono spesso il primo approdo dei neolaureati e dei docenti come Marta che per motivi economici e ideologici non vogliono acquistare titoli aggiuntivi per migliorare la loro posizione. Una scelta che aveva fatto Gabriele, che per questo è emigrato dalla Calabria al Trentino.
"Ho conseguito solo i 24 cfu e l'abilitazione, non ho comprato altri titoli – spiega Marta – Ma dato che lo fanno tutti averli è un passaggio necessario per poter lavorare. Tre anni fa per darmi una possibilità mi sono inserita nelle graduatorie delle supplenze di una provincia lombarda in cui avevo più possibilità, e così è stato, ma è un sacrificio".
Marta si è laureata in biologia prima alla triennale e poi alla magistrale, e continuerà a non acquistare altri titoli per motivi ben precisi: "Mi sembra di regalare soldi e di alimentare un sistema schifoso. Chi ha preso le certificazioni ha speso magari 1.000, 2.000, 3.000 euro, e ha aumentato di un po' il suo punteggio, alimentando la macchina della mercificazione delle certificazioni. Si tratta di titoli che i docenti prendono senza studiare, ma solo pagando. Come possiamo poi insegnare ai nostri studenti che certe cose non si fanno se noi siamo i primi?".
"Ti buttano in classe con ragazzini che non hai mai visto e non ti dicono niente"
Marta in questo momento sta ancora aspettando la chiamata da parte di una delle scuole della Provincia di Varese. Non sa quando arriverà e per questo vicino alla porta ha sempre pronta la valigia: "Settembre è il mese peggiore. Hai 24 ore per cambiare vita. Se la scuola è disponibile magari hai qualche giorno in più, ma devi comunque spostarti da un posto all'altro senza preavviso. Non solo lasci tutti gli affetti, ma devi anche trovare una casa in pochissimo tempo. Spesso salgo cercando un appoggio momentaneo e dopo le lezioni vado a vedere le case. Non è una cosa che si può programmare prima perché non sai mai in quale città insegnerai".
Una volta arrivata a scuola, la strada è tutta in salita per i docenti precari. I contratti spesso vanno da settembre a giugno, o anche meno, dipende da quanto tempo starà via il docente di ruolo. E si subentra in corso, su una macchina già in movimento: "Ti mettono davanti ai ragazzi e tu devi improvvisare. Molte volte non ti danno nemmeno tutte le informazioni che ti servono, soprattutto se inizi ad anno scolastico inoltrato. Molte volte non ti inseriscono neanche subito nei gruppi della scuola, e perdi informazioni fondamentali".
"La vita al Nord non è la favola che spesso ci raccontiamo al Sud"
Cento chilometri separano Marta dalla sua casa quando sale a Varese, e anche se il tempo passa, non riesce ad abituarsi. "Quando ho iniziato volevo fare un'esperienza fuori, non sono pentita, ma con il mio punteggio non ho scelta, devo andare a 100 chilometri da casa se voglio lavorare".
"Non c'è la favola che ci raccontiamo al Nord, soprattutto con le risorse di un docente precario. I mezzi di trasporto dovrebbero funzionare, ma non è così quando ti devi spostare da una città all'altra. Il costo della vita è molto maggiore, anche la spesa quotidiana è molto più cara".
"Se potessi – conclude Marta – Tornerei in Campania, ma se non voglio pagare per comprare i titoli non ho scelta".