In carcere da innocente per un refuso nel nome: vive in strada, dopo 10 anni lo Stato gli deve ancora 109mila euro

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Un uomo ha trascorso 465 giorni in carcere da innocente perché i magistrati avevano fatto un errore di battitura nello scrivere il nome del vero indagato. Dopo 10 anni lo Stato gli deve ancora 109 mila euro a causa dello stesso refuso. La vittima vive in strada in attesa dei soldi.

Un banale errore di trascrizione del nome è costato a un uomo 465 giorni in carcere da innocente. La vittima ha 53 anni ed è originaria del Nord Africa: ora attende che lo Stato lo risarcisca di 109mila euro, ma questi soldi si fanno attendere troppo e lui è costretto a vivere in strada.

La storia del 53enne è assurda: nel 2011 resta coinvolto in una importante operazione antidroga della Procura di Venezia e così il suo nome finisce nella lista degli indagati. L'accusa non è da poco: è considerato uno dei più importanti spacciatori della zona. Ma non lo era. Il suo nome finisce nelle carte per un errore di battitura: per una sola lettera di troppo scritta dai magistrati è stato costretto a fare quindi mesi di carcere di Santa Maria Maggiore. Sarà il giudice per l’udienza preliminare a capisce l'errore e per questo lo assolve per non aver commesso il fatto. Così la vittima finalmente ritorna in libertà, ma i problemi non finiscono qui.

Nel 2016 gli viene riconosciuto il diritto di un risarcimento economico che lo Stato gli deve per ingiusta detenzione. La Corte d’Appello di Venezia stabilisce la cifra di 109 mila euro, ma dieci anni dopo questi soldi il 53enne non li ha ancora visti. Perché anche in questo caso nei provvedimenti necessari per mandare l’indennizzo il suo nome viene trascritto in maniera sbagliata. Dopo anni gli oltre 100mila euro non sono presenti ancora sul suo conto corrente e l'uomo, senza lavoro e senza casa, è costretto a vivere in strada.

Al Corriere della Sera l’avvocata Isabella Arena ha precisato: "Quando abbiamo letto i documenti non riuscivamo a crederci. Il diritto al risarcimento era stato riconosciuto da un giudice ben due lustri fa. Mancava solo che il nome fosse scritto correttamente. Per un errore materiale, che si sarebbe potuto correggere con una semplice istanza, una persona ha perso dieci anni della sua vita". La speranza è che si risolva tutto velocemente.

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