video suggerito
video suggerito

Folla a Pavia per i funerali del reporter Andy Rocchelli

La cerimonia funebre del reportar ucciso mentre documentava la guerra civile in Ucraina si è tenuta a Pavia.
A cura di Davide Falcioni
69 CONDIVISIONI
Immagine

Si sono tenuti questa mattina i funerali del foto reporter italiano Andy Rocchelli, ucciso sabato scorso a Sloviansk, in Ucraina, a causa di un colpo di mortaio. Una folla numerosa si è stetta intorno ai familiari e amici del giornalista nel seminario vescovile di Pavia: tra gli altri erano presenti anche il vescovo Giovanni Giudici, il sindaco Alessandro Cattaneo, oltre al rettore e a numerosi docenti dell'Università di Pavia, dove insegna la madre del giovane. E poi i colleghi ed amici di "Cesura Lab", il gruppo di fotografi-narratori di Pianello Valtidone (Piacenza) fondato tra gli altri da Rocchelli.  Un amico del fotografo lo ha descritto come "una persona che sapeva raccontare le sue storie senza usare parole difficili. Era un uomo pacifico che si è sempre impegnato per la pace. Mi ha aiutato a ritrovare la fiducia negli altri che, per la mia condizione di immigrato, avevo perso".

Video thumbnail

A parlare è stato anche un rappresentante della comunità ucraina di Pavia: "L'ho conosciuto ad un incontro svoltosi il 2 aprile a Pavia: mi ha colpito l'onestà con cui raccontava i fatti senza prendere posizione, sentendo il dovere di arrivare alla verità. Da madre di un figlio che in Ucraina sta difendendo la patria dagli aggressori, mi sento molto vicina al dolore della mamma di Andy". Infine il ricordo colleghi di lavoro di "Cesura Lab": "Oggi il nostro collettivo compie sei anni; Andy era il motore brillante del nostro gruppo. Ci diceva sempre: ‘Ciò che importa è l'anima di quello che facciamo'. Spesso aggiungeva anche: ‘Confrontandomi con il diverso riesco a sentire me stesso'".

La lettera a Rocchelli dopo la morte

In seguito alla morte di Rocchelli un collega reporter – Mario Laporta – ha inviato una lettera aperta denunciando il mondo dell'editoria italiana, che troppo spesso si accorge dei suoi professionisti sui campi di battaglia solo quando ormai è troppo tardi: "Oggi, Andy, oggi, 25 maggio 2014, sei sui giornali italiani, le tue foto sono sui nostri principali media informativi, in forma cartacea e on-line. E questo mi fa rabbia. Al dolore della tua scomparsa, si aggiunge la beffa da parte di coloro che non hanno voluto vedere le tue notizie, le tue produzioni, ma si sono accorti di te quando tu sei diventato notizia. Una tragica notizia che loro hanno “rimasticato” come tu dicevi".

69 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views