Don Giuseppe Illica
in foto: Don Giuseppe Illica

Un'autodenuncia che ha lo scopo di denunciare un'ingiustizia. Si configura così la lettera scritta giovedì 15 aprile dal nuovo parroco di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), Don Giuseppe Illica, pubblicata sul quotidiano La Libertà che punta il dito contro la disparità di trattamento da parte delle forze dell'ordine nei confronti delle comunità religiose cattolica e musulmana. Negli scorsi giorni a Piacenza è stato multato il responsabile del centro islamico di via Mascaretti (non riconosciuto come luogo di culto), per aver riunito in preghiera 12 credenti musulmani in violazione delle norme anti Covid-19. Ma il nuovo parroco non ci sta e si scaglia contro quella che ritiene un'ingiustizia:

"Caro direttore – scrive Don Illica sul quotidiano diretto da Pietro Visconti – siccome la polizia municipale ha (giustamente) multato il centro islamico di via Mascaretti per violazione delle norme anti-Covid, in quanto pregavano in un luogo non di culto, vorrei che si procedesse con lo stesso rigore contro noi preti che abbiamo celebrato le messe di Pasqua nei cortili dell'oratorio, quelle di commemorazione dei morti per Covid nelle piazze, eccetera". E continua: "Io stesso mi denuncio per aver celebrato recentemente la messa di apertura dell'anno pastorale nella piazza antistante la chiesa. E garantisco che c'erano più di 12 persone. Temo, però, che coinvolgerei anche le autorità che l'hanno autorizzata…".

Sentito telefonicamente da Fanpage.it, Don Illica conferma la sua indignazione per il trattamento riservato alla comunità musulmana di Piacenza attraverso una doppia multa pari a 400 euro. Trattamento che, secondo il parroco, è indicativo di una forma mentis discriminatoria nei confronti dell'Islam e dei suoi fedeli. "La ritengo un'ingiustizia non tanto per la multa in sé, ma perché allora andrebbero sanzionati anche i cattolici che in diverse occasioni si sono riuniti in luoghi non di culto per celebrare messa. Perché i credenti di una religione possono e quelli di un'altra no? Siamo tutti uguali davanti alla legge". Afferma con convinzione Don Illica.

"Non penso che dopo questa lettera arriveranno delle sanzioni a me o alla comunità cattolica di Fiorenzuola, ma il mio è stato un gesto più che altro dimostrativo, in quanto ritengo che quella multa, fatta a quel modo, fosse pretestuosa". Quanto ai luoghi di culto musulmani riconosciuti nel territorio del piacentino, ad oggi ce n'è solamente uno, la Moschea di via Caorsana, che non ha tuttavia mancato di suscitare indignazione e critiche da parte della Lega e parte del Centro Destra. "Parte della giunta comunale ostacola da sempre il riconoscimento di luoghi di culto per la comunità islamica nel piacentino, senza considerare che l'osservanza di una religione è un diritto sancito dalla nostra Costituzione e dalle Carte dei Diritti Umani fondamentali. A tutte le minoranze deve quindi essere garantito il diritto di pregare negli spazi comuni e di esprimere liberamente e pacificamente il proprio credo".

Al telefono con Fanpage.it Don Illica non nega le difficoltà di comunicazione e dialogo che talvolta sopraggiungono nei rapporti tra le diverse comunità religiose di Piacenza e Fiorenzuola, in particolare con l'Islam, spesso erroneamente accomunato tout court al fondamentalismo. "E' ovvio che deve esserci un controllo affinché i luoghi di culto non diventino centri di radicalizzazione, ma nulla implica che sia così". La maxi multa ai 12 credenti musulmani sarebbe, secondo Don Illica, l'esternazione di una mentalità discriminatoria e di una serie di pregiudizi negativi che pesano sulla comunità piacentina, o su parte di essa, nei confronti dell'Islam. Visto che probabilmente i preti che hanno celebrato messa in piazza negli scorsi giorni e mesi non verranno multati, il minimo che ci si aspetta è quindi una depenalizzazione dei credenti musulmani, che non hanno fatto nulla di diverso.