"Le misure di protezione messe in campo per proteggere Filomena Bruno non furono quelle previste dalla legge cosiddetta Codice rosso".  I familiari di Filomena Bruno, la donna uccisa a Orta Nova (Foggia) lo scorso ottobre dall'ex compagno della figlia, hanno deciso di citare in giudizio i Ministeri della Difesa e della Giustizia per ‘negligenze' nella gestione del caso della donna. Lo rende noto il legale della famiglia, Michele Sodrio.

"I familiari – dice Sodrio a La Gazzetta del Mezzogiorno – denunciano che Filomena Bruno dovesse essere collocata in una struttura protetta, le cosiddette case-rifugio, espressamente previste dalla legge per la protezione delle donne vittime di violenze. Figli, madre e fratelli della vittima ricordano che Cristoforo Aghilar (il femmincida) già nei giorni e nelle settimane precedenti, aveva pesantemente e ripetutamente minacciato (anche con una pistola, ndr) tutta la famiglia della Bruno, tanto che due dei figli fuggirono da Orta Nova facendo perdere le loro tracce, proprio perché terrorizzati dall’assassino".

La donna, 53 anni, fu assassinata lo scorso ottobre a pochi passi dalla casa dove viveva con la famiglia a Orta Nova, con diverse coltellate. A sferrare i colpi Cristoforo Aghilar, pregiudicato con cui la figlia di 21 anni aveva avuto una breve relazione. Solo un mese prima dei fatti, Aghillar era evaso dai domiciliari cui era stato ristretto ed era fuggito in Germania con la fidanzata 21enne, figlia della vittima. In quel contesto la ragazza aveva capito la pericolosità dell'uomo ed era ritornata in Italia. Da quel momento, lui aveva cominciato a perseguitare lei e la sua famiglia, che la proteggeva.