Ex affiliato alle cosche della ‘ndrangheta e poi pentito e diventato collaboratore di giustizia ma anche informatore dei servizi segreti, ex ufficiale della Legione straniera ed ex mercenario in giro per il mondo. È il passato di Pasquale “Leone” Nucera, 64enne vice coordinatore di Forza Nuova nella provincia di Imperia, ora accusato dalla magistratura di essere il reclutatore di nuove formazioni di neonazisti italiani. Gli agenti della Digos di Genova lo hanno fermato e arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di detenzione illegale di armi a seguito del ritrovamento di alcuni armamenti durante le perquisizioni scattate nell'ambito dell'inchiesta ‘Ombre Nere’ della Dda di Caltanissetta che ipotizza la costituzione di un  movimento d’ispirazione apertamente filonazista, xenofoba ed antisemita denominato “Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori”.

Negli immobili riconducibili Nucera, alias Yavres Leon, gli agenti della Polizia di Stato hanno sequestrato innumerevoli armi tra cui diversi fucili, 33 coltelli di diverse tipologia e misura e 3 machete oltre a documenti e oggetti di stampo neonazista. L'uomo, al pari degli altri 18 indagati dell'inchiesta condotta dalla Digos di Enna con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Caltanissetta, è accusato di per associazione con finalità di terrorismo eversivo ma a suo carico vi è anche l'accusa di istigazione a delinquere e detenzione abusiva di armi.

Per i pm infatti  Nucera non solo era incaricato di reclutare e formare nuovi militanti facendo proselitismo e propaganda neonazista sia sui social network e altri canali ma si proponeva anche  come addestratore per formare ‘milizie’ neonaziste. “Lanciamo una molotov contro l’Anpi, la facciamo tirare da un marocchino, così depistiamo”, diceva intercettato dagli investigatori. “Lavoravo per lo Stato e anche per la ‘ndrangheta, così si contenevano tante cose" aveva spiegato in passato Nucera agli stessi magistrati, come ricostruisce il Fatto quotidiano. "Sono entrato da piccolo nella ‘ndrangheta, poi ai Servizi interessò che collaborassi con loro ma non ero uno fisso mi chiedevano informazioni, come ad esempio quelle sulle navi di rifiuti affondate in Calabria" spiegava ai pm raccontando i suoi trascorsi ala guida di uomini in armi, una attività che secondo la magistratura voleva tornare a riprendere.