Domenico Rana, pregiudicato di 25 anni che ha chiesto di essere ammesso al programma di protezione come collaboratore di giustizia, è stato sentito oggi in videoconferenza nel processo di appello bis sull’omicidio di Bruna Bovino, estetista 29enne italo-brasiliana uccisa nel 2013 a Mola di Bari. Il pentito ha confermato di aver raccolto in carcere la confessione di Antonio Colamonico sull’omicidio della donna, sua ex amante. Rana, a quanto si apprende, ha ribadito quello che aveva già rivelato agli inquirenti baresi e cioè che durante una co-detenzione nel novembre 2018 con Colamonico, quest'ultimo gli avrebbe confidato "di essere stato l'autore dell'omicidio di Bruna per motivi di gelosia”. L’imputato, dopo la testimonianza del collaboratore di giustizia, ha preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee e ha negato di aver mai incontrato o conosciuto Rana in carcere.

Bruna uccisa con 20 colpi di forbici e strangolata

Antonio Colamonico, difeso dagli avvocati Nicola Quaranta e Massimo Roberto Chiusolo, è imputato per omicidio volontario e incendio doloso, appiccato – secondo l'accusa – per cancellare le prove del delitto. Il corpo di Bruna Bovino, infatti, fu trovato semicarbonizzato sul pavimento del centro estetico: Bruna era stata uccisa con 20 colpi di forbici e poi strangolata.

La sentenza il 21 giugno

Per il delitto dell'estetista Colamonico era stato condannato in primo grado, nel luglio 2015, a 25 anni di reclusione. In appello, nel novembre 2018, è stato poi assolto e ora un nuovo collegio della Corte di Assise di Appello di Bari è chiamato a rivalutare la sua presunta responsabilità dopo l'annullamento da parte della Cassazione. Il sostituto pg Carmelo Rizzo ha chiesto la condanna a 28 anni di reclusione. Si tornerà in aula il 21 giugno per repliche e sentenza.