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Filippo Scavo ucciso in discoteca, l’ipotesi della faida tra due clan di Bari e dell’omicidio per vendetta

Filippo Scavo, ucciso a colpi di pistola nella discoteca Divinae Follie di Bisceglie, sarebbe stato un esponente del clan mafioso Strisciuglio di Bari. Secondo fonti investigative di Fanpage.it, l’omicidio potrebbe essere maturato nel contesto della faida fra i clan Strisciuglio e Capriati.
A cura di Giorgia Venturini
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Filippo Scavo
Filippo Scavo

Filippo Scavo è stato ucciso, la notte fra sabato 18 e domenica 19, a colpi di pistola nella discoteca Divinae Follie di Bisceglie. La sua, però non sembra essere una morte casuale: Scavo infatti sarebbe stato un esponente del clan mafioso Strisciuglio di Bari. E non era un appartenente qualsiasi: era uno dei referenti del clan nella zona di Carbonara, quartiere di Bari. Lo rivela una fonte importante sul territorio (per questo resterà in anonimato) a Fanpage.it. E questo dice molto del contesto in cui è maturato l'omicidio e dell'attuale assetto criminale del capoluogo pugliese.

La faida tra il clan Strisciuglio e il clan Capriati

Le indagini sull'omicidio di Scavo della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sono ovviamente ancora in corso, ma il contesto criminale in cui questo delitto si è compiuto appare molto chiaro agli inquirenti: come spiega sempre la fonte di Fanpage.it, ci sono attriti che vanno avanti da anni tra il clan Strisciuglio, a cui sarebbe appartenuta la vittima, e il clan Capriati. La faida è incentrata su tutti gli affari criminali dei due gruppi, tra cui gestione del traffico di droga e le estorsioni. Già negli scorsi anni questa guerra di mafia ha portato a omicidi eccellenti, le cui vittime solitamente sono state parenti dei capi clan. Ovvero omicidi che non si possono dimenticare e che prevedono sempre vendette.

I due clan sono attivi anche nelle discoteche della provincia barese: da un lato i loro esponenti le frequentano per divertimento, dall'altro perché ci vendono droga. Il problema però è che gli affiliati degli Strisciuglio e dei Capriati nella maggior parte del tempo si evitano, ma quando c'è una vendetta da servire allora si cercano a vicenda. Ed è per questo che tutti loro tendono a girare sempre armati. Così faceva anche Filippo Scavo? Non possiamo saperlo con certezza anche se c'è chi dice che si faceva seguire da un gruppo di giovani ragazzi armati.

Le ipotesi sull'omicidio di Scavo

Quali sono quindi le ipotesi sull'omicidio di Scavo? Al momento l'unica cosa che sappiamo è che solitamente, quando esponenti di clan rivali si incontrano nello stesso locale, ci sono soltanto due alternative: o uno dei due se ne va o gli succede qualcosa di grave. E questa seconda possibilità è ancora più probabile se quell'incontro è anche l'occasione giusta, magari l'unica, per consumare una vendetta attesa da tempo. Di certo, secondo la nostra fonte sul territorio, la discoteca Divinae Follie non è un locale vicino ai clan e quindi è possibile che la vittima e il suo carnefice ci siano andati pensando di non incontrare nessuno di pericoloso.

Filippo Scavo potrebbe quindi essere stato trovato per caso dai suoi assassini in discoteca oppure i killer potrebbero essere stati allertati da qualcuno che si era accorto della sua presenza. Tra le piste investigative seguite infatti c'è anche quella che Scavo fosse responsabile di un affronto – la natura è ancora sconosciuta – fatto al clan rivale. Secondo la nostra fonte, per sparare in quel modo, in mezzo a tante persone, è possibile che gli assassini si sono trovati davanti a "un'occasione" di vendetta che non potevano perdersi. Tutto però dovrà essere dimostrato dalla Procura di Bari.

Il contesto criminale

Filippo Scavo era conosciuto alle forze dell'ordine, si era già fatto anni di carcere in seguito a una sentenza in via definitiva del 2019 per reati connessi agli stupefacenti. Risulterebbe inserito in un contesto a tutti gli effetti criminali: avrebbe gestito il traffico di stupefacenti e tutte le attività illecite del clan nella zona di Carbonara, muovendosi sempre con ragazzi di 16-17 anni armati. Un vero e proprio "esercito di ragazzini" che gli faceva da guardaspalle.

L'omicidio di Filippo Scavo solleva anche un'altra domanda: come fanno le armi a entrare così facilmente in una discoteca? Anche questo è oggetto d'indagine e, dalle prime informazioni, sembrerebbe che all'ingresso non ci fossero sistemi di controllo elettronici. Inoltre, i clan possono spesso contare su complici agli ingressi ma ovviamente servono tutti gli accertamenti del caso prima di dirlo.

Ora non resta che capire se l'omicidio di Scavo abbia regolato un conto che azzera le vendette tra i due clan oppure se chiamerà altro sangue. Certo è che, da entrambi le parte, i principali boss sono in carcere. Ma la loro assenza ha innescato una sfrenata corsa al successo, anche da parte dei più giovani appartenenti dell'organizzazione criminale. E chissà che Scavo non fosse uno dei pretendenti per il posto di boss.

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