Dopo Brusca anche Graviano a Firenze potrebbe parlare di Berlusconi, l’avvocato: “Bisogna fargli le domande giuste”
Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta non ha ancora risposto alla lettera del boss di cosa nostra Giuseppe Graviano, scritta dal suo avvocato Antonio Sanvito, nella quale aveva fatto sapere di essere disponibile a rispondere alle domande dei magistrati anche sugli incontri con Silvio Berlusconi. La lettera è stata inviata in Tribunale dopo che la Procura di Caltanissetta, che da anni continua a indagare sulle stragi di mafia del '92, ha chiesto l'archiviazione per il fascicolo sull'ex senatore Marcello Dell'Utri. Il fedelissimo di Berlusconi era già stato condannato in via definitiva nel 2014 a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna si è riservato di decidere sulla richiesta del boss.
Graviano, detenuto al 41-bis di Cagliari, aveva già parlato degli incontro a Milano con il leader di Forza Italia durante più udienze del processo "‘ndrangheta stragista" nel 2020 a Reggio Calabria. Ora "se gli venissero fatte domande giuste potrebbe svelare altro", chiarisce a Fanpage.it l'avvocato Sanvito. Che comunque tiene a precisare che il suo assistito non sarà mai collaboratore di giustizia.
Anche se il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta non ha ancora risposto, Giuseppe Graviano potrebbe rispondere alle domande dei magistrati di Firenze il prossimo 21 settembre nel processo in corso nei confronti di Salvatore Baiardo che si sta difendendo dall'accusa di calunnia contro il conduttore tv Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Baiardo è già stato condannato per aver favorito i boss mafiosi Graviano ed è anche accusato di favoreggiamento aggravato a favore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Graviano potrebbe precisare quanto dichiarato nella recente lettera tramite il suo avvocato. Ovvero di aver incontrato "personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni. Il primo incontro avvenne all'hotel Quark di Milano, alla presenza del nonno Quartararo Filippo e del cugino Graviano Salvatore, che li presentò. Un altro incontro avvenne in una data successiva che Graviano non ha precisato. In un altro incontro — che Graviano colloca nel dicembre 1993, a Milano Tre — si discusse della formalizzazione dei rapporti economici in essere: erano presenti Graviano e il cugino Salvatore, mentre Berlusconi aveva con sé altre persone che non furono presentate. L'incontro del dicembre 1993 incluse anche una cena".
Graviano nel procedimento in Toscana sarà sentito come testimone e le sue parole arriveranno dopo quelle dell'ex boss e collaboratore di Giovanni Brusca. La scorsa settimana in aula a Firenze Brusca ha dichiarato che "volevamo dare colpa delle stragi alla sinistra per aiutare il Cavaliere (ovvero Berlusconi). Ci avrebbe dovuto dare una mano, altrimenti avremmo messo altre bombe".
A Fanpage.it l'avvocato Sanvito ha precisato: "Le dichiarazioni di Giovanni Brusca hanno assunto un po' di mistero. Non se ne riesce a comprendere il significato perché non aveva mai parlato prima delle stragi del '92 e lo fa ora quando è un uomo libero. E soprattutto le sue dichiarazioni arrivano dopo la lettera che abbiamo inviato al gip di Caltanissetta ribadendo quanto Graviano aveva già detto a Reggio Calabria su Berlusconi. Brusca non aveva mai associato le stragi di mafia a una strategia per aiutare la politica di Berlusconi, perché parlarne ora?".
Inoltre in aula a Firenze Giovanni Brusca aveva detto che dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, avvenuto il 24 giugno del 1995, i boss di cosa nostra si erano incontrati e in quella occasione Matteo Messina Denaro, capo mafioso del Trapanese, "disse che Giuseppe Graviano (insieme al fratello Filippo, capomafia del quartiere palermitano di Brancaccio) aveva visto al polso di Silvio Berlusconi un orologio da 500 milioni di lire. E' la prima volta che io sento di questo contatto con Berlusconi".
L'avvocato Sanvito ha poi aggiunto: "Brusca nelle sue parole ha citato Graviano perché comunque se si parla di Berlusconi poi si parla anche di Graviano. Riporta quello che gli aveva detto Matteo Messina Denaro, ovvero che Giuseppe Graviano gli aveva riferito che aveva visto sul polso di Silvio Berlusconi un orologio da 500 milioni di lire. Spesso quando un collaboratore di giustizia fa riferimento a questi particolari di ‘colore' vuol dire che non sono veri o che sono riferibili ad altri episodi. Quindi, perché parlare ora? Era un messaggio rivolto a qualcuno?".
Infine conclude: "Se a Firenze sarà l'occasione per il mio assistito di dire quello che avrebbe detto agli inquirenti di Caltanissetta? L'ho già detto in più occasioni, a Graviano bisogna fare le domande giuste".