Alla fine la comandante Carola Rackete ha deciso di rompere gli indugi e sfidare il Capitano Salvini. Sa bene cosa rischia e sa benissimo che non poteva lasciare lessare il suo equipaggio e gli sventurati al limite delle acque territoriali. La guerra di Salvini contro Sea Watch (e più in generale contro le ONG) arriva a un punto di svolta e ben venga la disobbedienza se è l'unico modo per resistere a una politica feroce (e fallimentare) del ministro dell'inferno e dell'Europa intera contro un fenomeno che non si può certo arrestare fingendo di chiudere porti che non sono chiusi.

A Lampedusa sbarcano navi quasi quotidianamente, lo racconta da mesi il sindaco stesso, e a nessun leghista o sovranista viene in mente di contestare quegli arrivi: Salvini ha puntato Sea Watch perché vuole farne un simbolo del suo potere? Benissimo: la capitana Rackete si è presa la responsabilità di diventarlo e di alzare l'asticella della sfida. E ha fatto benissimo: ben venga il processo se serve un processo per ribadire una volta per tutte le leggi internazionali che sono ben sopra a qualsiasi patetico decreto di un ministro che si sente proprietario del governo. Ben venga, una volta per tutte, la disobbedienza di Sea Watch se serve a dimostrare una volta per tutte la vera faccia di questo governo, se ci mostrerà chiaramente gli assetti e tutte le corresponsabilità.

Un ministro che sbava incattivito in una diretta Facebook dichiarando scafisti i membri di una ONG che non è mai stata condannata. Un ministro che sbraita sostituendosi all'autorità giudiziaria (lui che scappa come un coniglio dai processi) e non si accorge di minacciare altri Paesi europei come se stesse giocando a Risiko in sala con gli amici. Un ministro che vorrebbe fare spavento e invece spaventa soltanto per il suo mancato senso dello Stato. Un ministro che si dimentica di stare nel proprio ruolo e si sostituisce al governo, un ministro che offende vescovi, papi, sindaci, scrittori, giornalisti, avversari politici, disperati. Tutti.

Ben venga la disobbedienza se è l'unico modo di resistere. E se Salvini pensa di spaventare le ONG con le sue pene esemplari e i suoi processi allora si renderà conto di quanta gente c'è pronta a pagare l'eventuale multa e a sostenere le spese giudiziarie. È ora una volta per tutti che si pronunci la Giustizia e che si usi la Costituzione. Serviva Sea Watch con la sua nave? Va benissimo così. Si capirà finalmente che il diritto del mare e i trattati internazionali valgono qualcosa in più di una diretta Facebook o di qualche tweet.