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Dimessa dal pronto soccorso, Paola Valpreda muore poche ore dopo a Torino: autopsia e medico indagato

La professoressa torinese di 59 anni è stata trovata senza vita in casa due giorni le dimissioni ma secondo una prima analisi, era già morta poche ore dopo l’accesso in ospedale dove era stata accompagnata dal 118.
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Sarà l’autopsia a stabilire l’esatta causa di morte Paola Valpreda, 59enne insegnante torinese deceduta poche ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso dall’ospedale Maria Vittoria di Torino. Sul decesso della donna, professoressa di Italiano al liceo scientifico “Gobetti” di Torino, la Procura del capoluogo piemontese infatti ha deciso di aprire un fascicolo di indagine per accertare fatti ed eventuali responsabilità.

Sul registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, è finito il medico che era in turno al pronto soccorso il giorno dell’accesso della 59enne e che ha firmato le dimissioni. Al momento si tratta di un atto dovuto per permettergli di nominare un proprio consulente di parte che possa presenziare all’esame autoptico irripetibile sul corpo della docente.

Paola Valpreda era stata rinvenuta senza vita la settimana scorsa, giovedì 14 maggio, nell’appartamento dove viveva da sola. Secondo una prima analisi esterna sul corpo da parte del medico legale, era morta da almeno due giorni e cioè poche ore dopo essere stata visitata e poi dimessa dall’ospedale.

Secondo quanto ricostruito finora, la donna si era sentita male martedì 12 maggio in casa e aveva chiamato il 118 accusando nausea e forti dolori addominali. L’ambulanza l’aveva trasportata in ospedale per ulteriori accertamenti ma in pronto soccorso, dopo le visite e gli accertamenti clinici del caso, non erano state riscontrate criticità ed era stata quindi dimessa.

“Lì è stata visitata ed è rimasta un paio d’ore, prima di essere dimessa dopo che le era stato somministrato del Plasil. Io, però, non sono più riuscito a sentirla” a Raccontato a La Stampa il fratello che ha denunciato i fatti alle autorità chiedendo di fare luce sull’accaduto. Il giorno dopo quelle dimissioni infatti nessuno l’ha più vista né sentita.

Era in malattia ma anche i colleghi che la sentivano ogni giorno non erano riusciti a contattarla e il telefono trovato in casa era aperto su WhatsApp come se stesso scrivendo a qualcuno quando è deceduta. L’allarme è stato dato proprio da un collega che è andato a sincerarsi delle sue condizioni scoprendo che non rispondeva nemmeno al campanello. A quel punto l’avviso ai carabinieri che hanno forzato l’ingresso di casa coi pompieri scoprendo il cadavere.

“Tutti noi la ricordiamo per la determinazione, l’incisività e la dedizione con cui ha sempre svolto il suo lavoro, rappresentando per anni una vera colonna della nostra comunità scolastica. In questo difficile percorso è stata accompagnata con affetto, vicinanza e cura da tutti noi fino all’ultimo giorno della sua vita. Ci stringiamo con commozione attorno alla sua famiglia e a tutte le persone che le hanno voluto bene” è il messaggi di cordoglio della scuola.

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