Denuncia violenze a scuola durante incontro sulla legalità: chiesti 9 anni per il tecnico di laboratorio a Torino

Sono stati chiesti 9 anni di reclusione per il tecnico di laboratorio accusato di violenza sessuale su 10 studentesse minorenni in una scuola di Torino. Dieci mesi di reclusione, invece, sono stati chiesti per una dirigente scolastica, mentre per un'altra è stata chiesta una multa da 300 euro. Le richieste sono state avanzate il 5 maggio al tribunale di Torino dalla procuratrice Barbara Badellino.
Il tecnico dell'istituto superiore del capoluogo piemontese doveva rispondere di violenza sessuale su minori. Accanto a lui, sul banco degli imputati, anche le due presidi che si sono succedute alla guida della scuola: le due, secondo l'accusa, pur essendo state informate dei fatti dalle studentesse, non avrebbero mai segnalato quanto emerso alle autorità competenti. Entrambe devono quindi rispondere di omessa denuncia e in un caso, anche di favoreggiamento.
Le presunte violenze si sarebbero consumate tra il 2022 e il 2024 nei laboratori scolastici. Le vittime farebbero parte di classi diverse e avrebbero subito apprezzamenti indesiderati, contatti fisici e gesti espliciti mai richiesti. Un comportamento, secondo le testimonianze raccolte, sistematico e mirato. Quando alcune ragazze si sono rese conto di non essere le uniche, hanno deciso di scrivere una lettera alla dirigente scolastica per denunciare l'accaduto.
Il documento non sarebbe però mai stato protocollato, né avrebbe dato origine a relazioni ufficiali anche alle forze dell'ordine. Il processo si sta svolgendo ora a porte chiuse, considerata anche la minore età delle presunte vittime. La prossima udienza è prevista nella seconda metà del mese e sarà dedicata alle difese, prima della sentenza.
Tra gli elementi emersi ci sarebbe anche il comportamento contraddittorio di un docente che nella prima fase delle indagini aveva riferito ai carabinieri di essere a conoscenza degli abusi, ma poi in aula aveva ritrattato, mostrando incertezze e difficoltà a ricordare. L'accusa ha insistito a lungo per ottenere conferme, cercando di chiarire il contenuto delle precedenti dichiarazioni.
Il tecnico ha invece respinto le accuse, definendo i propri comportamenti "affettuosi". Le ragazze, invece, hanno sottolineato di aver chiesto più volte all'uomo di modificare i propri atteggiamenti, senza però ottenere alcun cambiamento. Il tecnico avrebbe preso di mira, secondo i testimoni, le ragazze più giovani di primo e secondo anno.
A far arrivare il caso in tribunale è stata la denuncia di una studentessa che ha raccontato ai carabinieri l'accaduto durante un incontro sulla legalità organizzato proprio nella sua scuola. Da quel momento è partita l'indagine che ha portato al processo.
Alcune delle presunte vittime si sono costituite parte civile e seguono l’iter giudiziario con l’obiettivo di ottenere giustizia e un eventuale risarcimento.