“Da assistente sociale vi spiego perché è importante parlare della bimba di Bordighera e di tutti gli invisibili”
Pubblichiamo di seguito l’intervento che ci ha inviato G.M., una nostra lettrice che fa una riflessione sul caso della bambina morta a Bordighera (dopo la sua morte sono stati arrestati la madre e il compagno della donna). Dice di aver lavorato per molti anni come responsabile nell'ambito dei Servizi sociali di una grande città e di essersi occupata in particolare di tutela minori per 12 anni. Col suo intervento, desidera porre l’attenzione sulla necessità di sensibilizzare e di stimolare chi è nelle condizioni di segnalare situazioni di potenziale pericolo per i bambini. Se le comunità non sono formate e capaci di avere occhi per garantire la tutela di questi bimbi "invisibili", queste morti sono destinate a ripetersi tragicamente.
Sulla bimba di Bordighera e gli altri bambini invisibili
La vicenda della bimba morta a Bordighera e delle sue sorelline, e di tutti i bambini invisibili come loro, privi di tutela e di sguardi responsabili, ci ha toccato profondamente. Il funerale della piccola è stato celebrato il 14 agosto, ma la bimba era morta a febbraio di botte e di stenti; sul manifesto funebre, il papà ha scritto: “La tua storia meritava più ascolto”.
Non sappiamo molto della vicenda, ma alcuni temi sono trasversali a tutti i bambini non visti, e a molti servizi. In particolare sarebbe interessante capire come dovrebbe funzionare il sistema delle segnalazioni ai Servizi sociali in caso di situazioni di potenziale pericolo per i bambini, e quali siano le condizioni di effettiva sostenibilità. La normativa attuale supporta e rende possibile un sistema efficace?
Ci sono alcune questioni che vanno affrontate, e che consentirebbero di costruire un sistema di attenzione e segnalazione efficace per prevenire nuove tragedie.
Prima questione: chi segnala?
Se il Servizio sociale non è a conoscenza di una situazione di mancata tutela, da chi dovrebbe arrivare una segnalazione? Non sappiamo se in questa situazione le segnalazioni siano state fatte.
Le istituzioni: i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio dovrebbero segnalare ai servizi sociali/tribunale minorile se rilevano elementi di preoccupazione; potrebbero/dovrebbero segnalare la gravità di una situazione:
– gli insegnanti di scuola materna e primaria, i professori della scuola secondaria, gli educatori dei nidi;
– il pediatra di libera scelta e gli operatori sanitari a vario titolo (ad esempio, chi vaccina, chi vede i bimbi in pronto soccorso, consultori, reparti di maternità),
– le forze dell’ordine che intervengono, anche per questioni non direttamente connesse alla tutela, in famiglie con minori .
Capita purtroppo che le segnalazioni non vengano fatte, per vari motivi: scarsa consapevolezza, poca conoscenza di leggi e diritti, poca formazione che "alleni lo sguardo"; e poi poca fiducia nei servizi, specie dopo le ultime vicende: alcuni non segnalano per non essere corresponsabili di eventuali allontanamenti, per non "rovinare" famiglie, ecc.
In questi casi la segnalazione può fare la differenza.
E allora?
Costruire consapevolezza, informare sui diritti e sui doveri, allenare lo sguardo, costruire reti di prossimità e di vera attivazione è un grande lavoro da fare, a tutti i livelli. Una questione importante.
Chi lo fa? Spetta ai Servizi questo compito?
Nei nostri Servizi ad esempio ci siamo presi l’onere di informare e formare insegnanti e pediatri: è appropriato? È sostenibile? È sufficiente?
Il sistema normativo e sanzionatorio che possa garantire che i rappresentanti delle istituzioni segnalino esiste, viene applicato?
Non ho memoria, nella mia esperienza professionale, di denunce per omissioni di atti d'ufficio nei confronti di chi, pur avendone la possibilità e il dovere, non abbia segnalato, o non lo abbia fatto tempestivamente, ma la mia è una esperienza limitata.
Una comunità sociale può ammettere che rappresentanti delle istituzioni non adempiano al proprio dovere di segnalazione?
Possiamo accettare che l’incolumità psichica e fisica dei nostri bambini possa essere a rischio a causa di rappresentanti “infedeli”?
È giunto il momento di denunciare chi, pur essendo a conoscenza di elementi di pregiudizio ed essendo nell’obbligo di farlo, non segnala?
Questo sarebbe un tema interessante da approfondire, anche con un giurista.
Seconda questione: i Tribunali
La condivisione dei dati fra Tribunali, ordinario e minorile, è un nodo fondamentale per poter agire a tutela dei bambini.
La Riforma Cartabia (D.lgs. 149/2022 e successive modifiche del correttivo D.lgs. 164/2024) non introduce un "obbligo di condivisione dati" generico o autonomo tra tribunali diversi, ma impone la digitalizzazione integrale del fascicolo informatico e l'interoperabilità telematica degli atti tra gli uffici giudiziari (cancellerie, procure e autorità giudiziarie).
Ci sono le condizioni per poterlo attuare? Le ricadute della mancata attuazione possono essere di grave pregiudizio per i nostri bambini.
Terza questione: i Servizi sociali
Il tema del sovraccarico di lavoro e della pressione sociale nei Servizi Sociali è un problema attuale, e condiziona pesantemente il loro operato, sempre di più, unitamente all’isolamento che sperimentano gli operatori.
Oltre a questa situazione purtroppo molto diffusa, a volte nei Servizi potrebbero sorgere problemi relativi alla rilevazione delle criticità; può succedere che magari i genitori siano conosciuti dai Servizi per altri motivi, (erogazione economica, pratiche per lavoro/casa/assistenza domiciliare ecc); ma non è detto che il personale amministrativo, o operatori dedicati ad "altre categorie" siano nelle condizioni per poter rilevare le eventuali situazioni di poca tutela nelle famiglie con bambini; infatti potrebbe capitare a volte che gli incontri deputati all’erogazione di queste prestazioni siano di pochi minuti, o addirittura per telefono oppure online, o siano incontri di gruppo; gli indicatori di allarme sono facilmente rilevabili solo con un colloquio con queste caratteristiche?
Un operatore con un sovraccarico che sovrasta le sue possibilità può effettivamente essere nelle condizioni di poterli rilevare?
Sarebbe opportuna l’adozione di Linee guida per l’accoglienza delle famiglie con minori nei Servizi, finalizzate alla tutela?
Anche qui, c’è molto lavoro da fare per capire quali siano le effettive situazioni organizzative e di sostenibilità nei Servizi, e per poter mettere tutti nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro di tutela.
Lo dobbiamo a quella bimba, alle sue sorelline, e ai bambini come loro.