Accordo Trump-Putin sul diesel: cosa prevede il patto e perché tutti dubitano che i prezzi caleranno davvero
La Casa Bianca tenta la carta del riavvicinamento energetico con il Cremlino per contenere la spirale rialzista dei prezzi dei carburanti. Con un annuncio diffuso tramite la piattaforma Truth, Donald Trump ha reso noto il raggiungimento di un accordo diretto con Vladimir Putin che prevede la sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni di gasolio russo. La licenza straordinaria, rilasciata dall'Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro americano, consentirà a Mosca di immettere sul mercato globale e statunitense ingenti quantitativi di diesel almeno fino alla prossima primavera.
Una mossa che si inserisce in un contesto politico interno particolarmente delicato, segnato dall'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato e dal forte malcontento dell'elettorato per il carovita, aggravato dalle recenti tensioni geopolitiche e dalle restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz.
I dettagli dell'intesa e i volumi di gasolio promessi da Mosca
La tabella di marcia concordata tra la Casa Bianca e il Cremlino non prevede uno sblocco improvviso e indistinto dei rubinetti, ma si articola in un piano di invii progressivi ideato per testare subito la reazione dei mercati. Nella prima fase, con efficacia immediata, la Russia si è impegnata a immettere sul circuito internazionale una quota iniziale di oltre 300mila tonnellate di gasolio. Il cronoprogramma prevede poi un primo incremento a partire dal mese di novembre, quando il volume delle spedizioni dovrebbe salire a 500mila tonnellate, per poi puntare all'obiettivo di regime stabilito in un milione di tonnellate mensili a decorrere da dicembre.
In prospettiva, qualora la struttura logistica e lo stato degli impianti lo consentano, la quota potrebbe teoricamente spingersi fino al tetto massimo di tre milioni di tonnellate al mese. Per rendere operativo l'accordo in tempi rapidi, il vicepremier russo Alexander Novak ha confermato la disponibilità di Mosca a rimuovere in anticipo il blocco temporaneo alle esportazioni di carburante, una misura d'emergenza che il governo russo aveva introdotto nei mesi scorsi per proteggere il proprio mercato interno e contenere la rincorsa dei prezzi alle pompe nazionali.
I dubbi degli analisti: perché i prezzi potrebbero non scendere
Nonostante i toni trionfalistici della Casa Bianca, la maggior parte degli esperti di mercati energetici esprime un forte scetticismo sulla reale efficacia dell'operazione. Convertendo le tonnellate nei barili comunemente impiegati sui mercati finanziari, la quota immediata sbloccata da Mosca equivale a poco più di due milioni di barili complessivi. A fronte di un consumo globale giornaliero di diesel che sfiora i 30 milioni di barili, i volumi concordati costituiscono una goccia nel mare dell'offerta mondiale.
A complicare il quadro intervengono anche i danni strutturali subiti dall'industria petrolifera russa. I raid con droni condotti dall'Ucraina, lanciati per depotenziare l'apparato bellico del Cremlino in risposta alla continua aggressione militare e ai raid russi sulle infrastrutture di Kiev, hanno colpito negli ultimi mesi diverse raffinerie chiave nella Federazione, riducendone la capacità produttiva. Esiste quindi il rischio concreto che Mosca, provata dall'impatto economico del conflitto da essa avviato, non sia materialmente in grado di garantire le forniture promesse nei tempi stabiliti, rendendo l'impatto sui prezzi al distributore del tutto marginale.
Lo scontro con Kiev e le tensioni sulle strategie militari
La decisione di Washington ha provocato una dura reazione da parte del governo ucraino. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito il provvedimento una scelta "indegna, debole e disonesta", accusando gli Stati Uniti di concedere una legittimazione politica ed economica a Putin e di finanziare indirettamente la macchina bellica russa. Dietro la svolta della Casa Bianca emergono poi retroscena di forte attrito tra gli alleati. Secondo indiscrezioni diplomatiche, infatti, l'intesa con Mosca sarebbe maturata dopo che Kiev ha ignorato i ripetuti solleciti dell'amministrazione USA a cessare i raid contro i complessi di raffinazione russi, ritenuti da Washington responsabili delle impennate del petrolio a livello globale.
Mentre i diplomatici statunitensi e ucraini proseguono i colloqui per definire possibili garanzie di sicurezza e soluzioni negoziali, la riapertura del commercio energetico tra Usa e Russia rischia ora di aprire una crepa profonda nei rapporti con Kiev e con i partner europei, che mantengono per ora inalterato il blocco delle sanzioni.