Non verrà cancellata la scritta antisemita apparsa nelle scorse ore sul palazzo di casa Maria Bigliani, la donna torinese di origine ebraica e figlia di una staffetta partigiana. A deciderlo è stata la stessa donna spiegando che quell’insulto apparso nel giorno della Memoria sulle mura del palazzo di corso Casale servirà da monito e testimonianza di quanto accaduto. "Per ora non cancellerò la scritta. Voglio lasciarla come testimonianza di un gesto razzista che non dovrebbe più accadere" ha commentato infatti la signora Bigliani che, dopo aver scoperto la scritta, aveva parlato di “Termini vecchi, passati, che però fanno ancora male". “Nella mia vita di battute stupide e razziste ne ho subite, ma ho sempre risposto per le rime. Mia madre mi avrebbe detto ‘denuncia' ed è quello che ho fatto" ha aggiunto la signora che si è presenta subito in Questura per denunciare formalmente l’accaduto.

"Non ho mai fatto mistero delle mie origini, non ne ho mai visto il motivo e non ho idea di chi possa essere stato” ha sottolineato la signora. Sul caso la Procura di Torino ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di minacce aggravate dalla finalità di discriminazione etnica o razziale o religiosa ma per ora non ci son indagati. Gli accertamenti investigativi sono stati affidati alla Digos del capoluogo piemontese che ha già avviato un primo rapporto.

Intanto accanto alla signora si è schierata l’intera comunità locale e le istituzioni. Centinaia di persone infatti sono scese in piazza con un sit in davanti alla basilica della Gran Madre organizzato dall'Anpi torinese in solidarietà alla signora Bigliani. Alla manifestazione hanno partecipato diversi sindacati ed esponenti di partiti politici e la stessa signora Maria accompagnata dal marito, dalla sorella, dalla nipote e da alcuni amici.