Con lo “sbarco” in Italia del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) e la formazione dei primi focolai al Nord è divenuto di prioritaria importanza intercettare e controllare tutte le persone potenzialmente infette, come quelle a stretto contatto con i casi confermati e chi presenta sintomi ascrivibili alla COVID-19, l'infezione respiratoria causata dal patogeno. Si tratta di una misura fondamentale per contenere al massimo la diffusione del virus sul suolo nazionale e altrove. Per eseguirla si procede con un semplice ma cruciale test diagnostico: il tampone faringeo o il tampone rino-faringeo. Viene fatto ai soli pazienti con sintomi, ovvero tosse, febbre e altro ancora. Qual è esattamente lo scopo del tampone faringeo? E come viene eseguito? Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Cos'è un tampone

Come specificato sulla pagina dell'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), una delle eccellenze italiane in ambito sanitario, il tampone faringeo “è un test che permette di analizzare la mucosa della faringe”. Viene eseguito per individuare la presenza di potenziali agenti patogeni come possono essere batteri – ad esempio lo streptococco Beta-emolitico di tipo A – e virus, alla stregua del coronavirus. Come suggerisce il nome, viene eseguito nella faringe, il canale del cavo orale che mette in comunicazione cavità nasale, esofago e laringe. Questa è infatti la parte anatomica migliore dove andare a "caccia" della potenziale carica batterica o virale da parte degli operatori sanitari.

Chi deve fare il test per il tampone del coronavirus

Lo scorso 26 febbraio il presidente del Consiglio superiore di sanità (CSS) Franco Locatelli ha annunciato in seno a una conferenza stampa che il tampone faringeo deve essere eseguito soltanto sui pazienti sintomatici. Si tratta di un netto cambio di strategia, dato che in precedenza il tampone veniva fatto anche agli asintomatici a contatto con persone infette dal coronavirus. "Rafforza ancora di più la decisione che ha la sua base scientifica, che il rischio di contagiosità è elevato nei soggetti sintomatici e paucisintomatici mentre è marcatamente più basso nei soggetti asintomatici", ha sottolineato Locatelli per suffragare il cambio di intervento. La decisione è stata presa, spiegano gli esperti, perché ci si vuole focalizzare sulle persone che possono necessitare di assistenza medica e non correre rischi di fare tamponi negativi (la stragrande maggioranza di quelli fatti negli asintomatici).

Un bambino sottoposto a tampone faringeo. Credit: CDC (Centers for Disease Control and Prevention)– Public Health Image Library (PHIL)
in foto: Un bambino sottoposto a tampone faringeo. Credit: CDC (Centers for Disease Control and Prevention)– Public Health Image Library (PHIL)

Tampone, come si fa il test

Il tampone faringeo si basa sul prelievo del materiale biologico nella faringe, più nello specifico “dalla superficie della mucosa tonsillare”, come specificato dall'Humanitas, e avviene attraverso un oggetto molto simile a un cotton fioc, un bastoncino cotonato. L'operatore sanitario che lo introduce nella bocca utilizza anche un secondo oggetto chiamato abbassalingua (simile allo “stecco” di un ghiacciolo) che, come suggerisce il nome, serve ad abbassare la lingua. È un'operazione fondamentale per due motivi: il primo è legato all'accesso alla faringe, che ovviamente diventa più agevole riducendo il volume occupato dalla lingua; il secondo al fatto che il tampone non deve essere assolutamente contaminato da altro materiale biologico presente sulle altre parti del cavo orale, come i denti o appunto la lingua. L'operazione, spiega l'Humanitas, “è un esame rapido e indolore”. L'operatore impiega pochissimi secondi per prelevare il materiale col tampone, che viene immediatamente immerso in un gel e inserito in una provetta. La persona sottoposta al test può sentire al massimo un piccolo fastidio o prurito nell'area raggiunta dal bastoncino cotonato. Il tampone rino-faringeo (o tampone nasale) si esegue invece attraverso l'inserimento di un lungo bastoncino cotonato nel naso, attraverso il quale si preleva del muco. È più fastidioso di quello faringeo.

L'analisi del tampone

Il materiale biologico prelevato col tampone viene inviato nel laboratorio analisi, dove attraverso una tecnica chiamata “reazione a catena della polimerasi” (PCR) viene rilevata o meno la presenza di un patogeno, come appunto il coronavirus. Questa procedura può richiedere fino a 4 ore con i test tradizionali, e per intercettare il profilo genetico del virus si basa su un processo di riscaldamento del campione prelevato. Esistono anche test diagnostici portatili e più rapidi, come quello messo a punto da scienziati dell'Università della Scienza e della Tecnologia di Hong Kong (HKUST) e della startup di biotecnologia Shenzhen Shineway Technology: il kit diagnostico, basato sulla tecnologia dei chip microfluidici, può analizzare 8 campioni contemporaneamente e impiega soltanto 40 minuti per dare un responso positivo o negativo.

Dove si fa il tampone

Il tampone per il coronavirus viene fatto a domicilio dagli operatori sanitari, contattati dal paziente stesso (o dal medico curante) nel caso in cui si sospettasse la presenza di COVID-19. Il test viene eseguito anche sulle persone a stretto contatto con i casi confermati di coronavirus, sempre a domicilio, dove normalmente si viene messi in quarantena. Secondo le linee guida dell'OMS, tuttavia, il tampone faringeo andrebbe fondamentalmente a chi presenta sintomi. Ovviamente questi esami possono essere effettuati anche in ospedale ai pazienti che vi giungono per essere ricoverati.

Quando si fa e quanto costa un tampone

Come specificato, il tampone per il nuovo coronavirus non è un test fai da te, dunque non potete acquistarlo in farmacia e determinare da soli se siete affetti da COVID-19 o meno. Trattandosi di un bastoncino cotonato, per il Servizio Sanitario Nazionale ha un costo contenuto. Il test si fa per verificare la presenza dell'infezione nei pazienti che presentano sintomi sospetti e sulle persone entrate in contatto con i casi confermati.

Arrivo del coronavirus in Italia inevitabile

In base a quanto dichiarato a fanpage dalla virologa di fama internazionale Ilaria Capua, alcuni sono stati troppo ottimisti pensando di poter fermare in Cina un virus come SARS-CoV-2, caratterizzato dall'elevatissima trasmissibilità: “Abbiamo creduto che la Cina, con le misure draconiane che ha messo in atto, potesse tenersi tutto il contagio”, ha dichiarato la specialista. Ora che il virus è da noi, aggiunge l'esperta, “dobbiamo fare il più grosso sforzo di responsabilità collettiva della nostra Storia” per provare ad arginarlo e limitarne la diffusione. Nel caso in cui venissero contagiate tantissime persone contemporaneamente, infatti, si bloccherebbero i servizi, si intaserebbero gli ospedali e si “darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese”.