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Cosa sappiamo del tentativo di suicidio di Massimo Bossetti

Sabato scorso, all’indomani dell’udienza del processo a suo carico, Massimo Giuseppe Bossetti avrebbe compiuto un gesto autolesionista nel carcere di via Gleno, dove è detenuto da oltre un anno per l’omicidio di Yara Gambirasio. A dirlo il suo avvocato, per il sindacato Sappe la notizia è priva di fondamento.
A cura di Susanna Picone
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UPDATE – Per il sindacato Sappe Bossetti non ha tentato il suicidio. Il segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, ha spiegato oggi che non si è mai verificato un tentativo di suicidio di Massimo Giuseppe Bossetti nel carcere di Bergamo. “Ho sentito il segretario generale della Lombardia – ha spiegato Capece – il quale mi ha riferito che la notizia è priva di fondamento. In sostanza non è accaduto nulla. Fa specie che circolino certe notizie dopo due drammatici fatti come i suicidi degli ultimi giorni”.

“Il mio assistito ha tentato il suicidio in carcere”: a pronunciare queste parole, che dalla serata di ieri rimbalzano sulle cronache nazionali, è stato Claudio Salvagni, uno degli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti. Secondo quanto rivelato dall’avvocato, il muratore di Mapello attualmente a processo perché accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio avrebbe tentato di togliersi la vita all’indomani dell’ultima udienza a Bergamo. Avrebbe compiuto un gesto autolesionista nel carcere di via Gleno e della circostanza sarebbe stata informata per prima sua moglie, Marita Comi. La donna lo avrebbe poi detto all’avvocato. Da quanto si è appreso, Bossetti avrebbe cercato di ferirsi con una cinghia, non si sa se in modo dimostrativo, ma gli agenti di polizia penitenziaria l’avrebbero tempestivamente fermato. Si tratta di un episodio ancora poco chiaro, che ufficialmente non è stato confermato dal carcere in cui Bossetti (che da sempre si proclama innocente) si trova ormai da oltre un anno. I legali del muratore sarebbero in attesa di una relazione da parte dell’Amministrazione dell’Istituto penitenziario. Il detenuto, dopo il presunto tentativo di suicidio, non è stato portato in ospedale.

Cosa è successo nell’ultima udienza del processo – Il gesto di Bossetti, stando a una prima ricostruzione, sarebbe stato determinato da un momento di debolezza scaturito probabilmente dalle ultime vicende accadute nel corso dell'udienza di venerdì scorso. Udienza durante la quale i giudici hanno respinto tutte le sostanziali eccezioni preliminari sollevate dalla difesa e, tra le altre cose, sono emerse anche le presunte relazioni extraconiugali della moglie dell’imputato. La Corte ha respinto la richiesta dell’accusa di ricostruire i rapporti extraconiugali di Marita Comi, ritenuti ininfluenti ai fini processuali, attraverso le ricevute di un motel dove la donna sarebbe stata solita appartarsi con due uomini. Si tratta di episodi che però sarebbero successivi alla morte di Yara Gambirasio, quindi ritenuti di fatto ininfluenti sull'andamento del processo. Al tempo stesso però la Corte ha deciso che eventualmente potranno essere ascoltati i due presunti amanti della moglie di Bossetti, qualora dovesse rivelarsi utile. Il pm Letizia Ruggeri lo ritiene necessario per ricostruire l’ambiente familiare di Bossetti che la coppia descriveva come idilliaco.

Il passato di Bossetti e i suoi presunti tentativi di suicidio – Dopo l’udienza di venerdì scorso Bossetti avrebbe parlato in carcere con sua moglie: sarebbe stato un colloquio, ricostruisce il quotidiano Repubblica citando l’avvocato Camporini, “tutt’altro che pacato, con toni particolarmente accesi”. Un colloquio durante il quale Marita Comi e Bossetti avrebbero parlato dell’udienza e l’imputato più volte avrebbe minacciato il suicidio. Suicidio che, appunto, avrebbe poi tentato. Anche in passato, nel corso delle indagini, si è parlato di un Bossetti sul limite del suicidio. Qualche tempo fa, ad esempio, il muratore di Mapello era stato trovato in lacrime dai colleghi in un container del cantiere. In quella occasione Bossetti avrebbe raccontato di aver scoperto che la moglie aveva un amante e voleva buttarsi dal ponte di Sedrina. I colleghi avevano prima pensato a una delle sue tante fantasie per le quali lo avevano soprannominato “Il favola”, ma avevano poi avvisato l'impresario.

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