Chiara Guerra uccisa dal nipote 17enne, il legale della famiglia: “L’eredità non c’entra”

"L’eredità non c’entra". È questo il punto ribadito dai familiari di Chiara Guerra attraverso il loro avvocato Luca Pavanetto, dopo l’interrogatorio del 17enne accusato dell’omicidio della zia, avvenuto nella tenuta di famiglia a San Stino di Livenza. Il ragazzo, ascoltato per circa un’ora e mezza al Tribunale dei Minori di Trieste, avrebbe escluso che il delitto sia legato a questioni economiche.
Una versione che la famiglia della vittima ha voluto chiarire con una nota:
Si sente parlare di questioni ereditarie che al momento non sembrano avere motivo di esistere né dignità giuridica, entrambi i genitori di Chiara sono ancora in vita e non vi è alcuna eredità di cui discutere".
Il legale, come riporta il Corriere della Sera, ha poi aggiunto: "Riteniamo che associare o ridurre la luminosa aura di Chiara e la sua dolorosa scomparsa a meri dissidi economici sia un ulteriore danno arrecato alla sua bellissima immagine".
Secondo quanto emerso finora, la possibile causa scatenante sarebbe invece da ricercare nei rapporti tra il giovane e la zia, in un clima di tensione che si sarebbe accumulato nel tempo. Durante l’interrogatorio sarebbe emerso un riferimento ai nonni paterni, genitori della professoressa e del padre del ragazzo. Un rimprovero legato forse alla gestione degli anziani coniugi, entrambi ospitati in strutture diverse, avrebbe fatto esplodere la reazione del 17enne.
Gli investigatori stanno ancora ricostruendo la dinamica completa del delitto e gli eventuali momenti precedenti all’omicidio. Tra gli elementi al vaglio ci sarebbe anche un possibile messaggio inviato dal ragazzo alla zia dopo il delitto, una richiesta di incontro che potrebbe essere stata utilizzata per costruire un alibi. I telefoni dei due sono stati acquisiti e saranno analizzati per verificare chiamate, messaggi, spostamenti e dati di localizzazione.
Il giovane, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di depistare le indagini simulando l’ingresso di estranei nella casa della zia. La porta d’ingresso presentava infatti un vetro rotto, dettaglio notato da un’amica della donna che aveva lanciato l’allarme dopo non essere riuscita a contattarla.
I controlli successivi avrebbero però portato gli investigatori verso la legnaia, dove sarebbero state trovate tracce di sangue e altri elementi compatibili con il trasporto del corpo. Il 17enne sarebbe stato ripreso anche da una telecamera mentre, alle 14.06 del giorno del delitto, spingeva la carriola utilizzata per portare la salma fino al canale dove è stata poi ritrovata nella giornata di martedì 16 giugno.
Resta da chiarire anche il ruolo della ferita riportata dal giovane. I carabinieri l’avevano notata dopo il fermo e il ragazzo aveva riferito che si trattava di un incidente avvenuto durante la giornata. Dagli accertamenti medici sarebbe emersa una frattura al metacarpo, senza altre lesioni rilevanti sul corpo.
Questo elemento avrebbe ridimensionato l’ipotesi di una colluttazione particolarmente violenta tra zia e nipote, anche se saranno gli accertamenti medico-legali a fornire un quadro definitivo.
La famiglia di Chiara Guerra, intanto, chiede rispetto per la memoria della donna. "Non sarà permesso a nessuno di infierire, anche involontariamente, su ciò che rimane di più prezioso da tutelare e cioè la memoria di Chiara", ha dichiarato l’avvocato Pavanetto, sottolineando che non deve esserci "una spettacolarizzazione della giustizia né alcun processo mediatico".