Ha quasi 50 anni e no, consegnare cibo in sella a una bicicletta tutti i giorni e a qualsiasi condizione meteo, rischiando anche di essere investito da un'auto, per lui non è un "lavoretto", come troppo spesso è stato definito il lavoro – lavoro vero e proprio – dei rider delle società di food delivery. Lui si chiama Marco Tuttolomondo ed è da ieri il protagonista di una storica sentenza, un pronunciamento che potrebbe fare da spartiacque per le condizioni di migliaia di fattorini di tutta Italia: un giudice del Tribunale di Palermo ha infatti stabilito che Glovo dovrà assumere Marco con un contratto da lavoratore dipendente, pagandolo con uno stipendio e non a cottimo, come successo finora. La società dovrà inoltre applicare i minimi salariali previsti dal contratto collettivo del terziario, garantendo così al 49enne un salario fisso. La storica sentenza del tribunale di Palermo è la prima in Italia che impone alle piattaforme di food delivery, in questo caso Glovo – di riconoscere il rapporto di subordinazione al rider.

Marco ha iniziato a lavorare come rider di Glovo alla fine del 2018, effettuando consegne anche per dieci ore al giorno per poi diventare sindacalista iscrivendosi al Nidil della Cgil. A marzo, dopo alcune dichiarazioni, era stato allontanato con la disconnessione dalla piattaforma, di fatto corrispondente a un licenziamento. Quindi il fattorino ha presentato ricorso al tribunale di Palermo. Dopo l'inizio della causa, l’azienda l’ha ri-connesso al sistema consentendogli così di riprendere a lavorare mentre di ieri è la notizia che l'uomo dovrà anche essere assunto: "Sono stati mesi difficili – commenta all'Ansa Marco Tuttolomondo – nei quali io comunque ho creduto di poter ottenere quello che mi spettava. È stata una sentenza molto importante ed effettivamente sono il primo corriere d'Italia su circa 8mila che lavorano a Glovo ad aver ricevuto il giusto rispetto".