Rider, a Palermo sentenza storica: “Glovo deve assumere fattorino come lavoratore dipendente”

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Il tribunale di Palermo ha stabilito che Glovo deve assumere un suo rider come lavoratore dipendente, a tempo pieno e indeterminato, applicando i minimi salariali previsti dal contratto collettivo del terziario. Si tratta di una sentenza storica, la prima che impone a un’azienda del food delivery di assumere un fattorino.

Una sentenza storica. Con la quale, per la prima volta, un tribunale obbliga un’azienda del food delivery ad assumere un rider come dipendente, a tempo pieno a indeterminato. La sentenza è stata emessa a Palermo e riguarda Glovo, che dovrà quindi assumere questo lavoratore come dipendente, pagandolo con uno stipendio e non a cottimo, come avveniva finora. Non solo, perché Glovo dovrà applicare i minimi salariali previsti dal contratto collettivo del terziario, garantendo così uno stipendio fisso inquadrato a livello nazionale per il lavoratore che ha fatto causa. La storica sentenza del tribunale di Palermo è la prima in Italia che impone alle piattaforme come Glovo di riconoscere il rapporto di subordinazione al rider.

Il contratto per i rider

A seguire la causa e a rivendicare il successo è la Nidil Cgil di Palermo. Quest’anno, inoltre, c’era già stata una decisione che sembrava andare, in parte, verso questa decisione: la Cassazione aveva stabilito che i rider debbano essere inquadrati sì come lavoratori autonomi, ma avendo diritto alle tutele previste per i dipendenti, a partire dalla retribuzione. Con la sentenza di oggi si fa un ulteriore passo avanti, arrivando a un contratto di lavoro dipendente a tutti gli effetti. La sentenza, inoltre, arriva nel momento in cui le trattative al ministero del Lavoro sul contratto nazionale per i rider sono in stallo, dopo la bocciatura dell’accordo firmato da Assodelivery e Ugl, da cui anche Just Eat si è smarcata, annunciando che assumerà i fattorini come dipendenti.

La storia del rider di Palermo e la sentenza

Il fattorino ha iniziato a collaborare con Glovo a fine 2018, svolgendo un lavoro di circa 10 ore al giorno, pagato a consegna. Lo stesso lavoratore, poi, è diventato sindacalista con Nidil. A marzo, in seguito ad alcune sue dichiarazioni, era stato allontanato con la disconnessione dalla piattaforma, di fatto corrispondente a un licenziamento, non potendo più accettare ordini. Quindi il fattorino ha presentato ricorso al tribunale di Palermo. Dopo la partenza della causa, l’azienda l’ha ri-connesso al sistema, permettendogli così di riprendere a lavorare.

Si arriva così a fine ottobre, quando la giudice ha proposto a Glovo di assumere il rider come dipendente per chiudere la causa. L’azienda, però, non ha accolto la richieste e si è così arrivati a questa sentenza. Secondo cui tra il fattorino e Glovo “intercorre un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato da inquadrare nel sesto livello del ccnl terziario distribuzione e servizi”. La società è quindi costretta a reintegrare il lavoratore ed è anche stata condannata a pagare 13mila euro a titolo di differenze retributive.

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