
Se dovessimo raccontare i problemi che i docenti italiani sentono in questo momento come prioritari probabilmente non basterebbe lo spazio di una newsletter. Ma il sondaggio SWG, commissionato dal sindacato Gilda degli insegnanti, dal titolo ‘Professione docente. Indagine tra gli insegnanti italiani' – che Fanpage.it pubblica in anteprima in questo numero speciale de ‘La Nostra Scuola' – offre una carrellata esaustiva, toccando tutti gli argomenti di cui abbiamo discusso in questi mesi insieme: fare l'insegnante oggi significa subire a volte scelte calate dall'alto da parte dei dirigenti scolastici (nel nome dell'autonomia scolastica); percepire stipendi non adeguati al carico di lavoro e responsabilità; sottomettersi alla logica distorta del ‘mercato dei titoli di studio' e delle certificazioni, che richiede un continuo esborso di denaro sotto il ricatto di essere tagliati fuori della graduatorie; gestire rapporti con le famiglie, che sempre più spesso ‘invadono' il campo pretendendo di salire in cattedra, con esiti dannosi per gli stessi ragazzi e per la didattica.
A ognuno di questi macro temi l'indagine dedica una domanda, rivolta a chi vive da vicino la scuola e conosce luci e ombre del sistema. Perché se non ci preoccupiamo di sondare lo stato di salute dei docenti non saremo mai all'altezza di proporre le migliori soluzioni e assicurare una scuola di qualità. La verità è che se questa professione, così maltrattata pur essendo essenziale per lo sviluppo società, diventerà sempre meno appetibile, le conseguenze le pagheremo tutti.
IL TEMA DEL GIORNO
Sondaggio SWG/Gilda: i docenti chiedono più autonomia e rispetto nello svolgimento della professione
Come stanno, dunque, gli insegnanti italiani? A questa macro-domanda ha cercato di rispondere l'ultima indagine realizzata da SWG, commissionata dalla Gilda degli Insegnanti. Il sondaggio è stato condotto tra l'1 e il 7 aprile 2026 con metodo CAWI su un campione rappresentativo di 731 docenti, dalle primarie alle secondarie di secondo grado e traccia il profilo di una categoria che chiede a gran voce un cambiamento strutturale nel modello di gestione scolastica. Non solo. Viene messa in luce anche una diffusa insofferenza verso l'attuale sistema gerarchico e la "mercificazione" della formazione. Ma procediamo per punti.
Uno dei dati più significativi emersi dal sondaggio riguarda proprio il modello di gestione delle scuole. Due insegnanti su tre (pari al 66% del campione considerato) ritengono che l'attuale autonomia scolastica abbia fornito un potere eccessivo ai dirigenti scolastici: per questo chiedono il ritorno ad una governance "più orizzontale" e con una partecipazione maggiore degli organi collegiali a livello decisionale. Un altro nodo centrale riguarda la questione contrattuale: l'83% degli intervistati ritiene che i docenti meriterebbero un contratto nazionale separato da quello degli altri operatori scolastici. Rispetto all'ultimo rinnovo, il 54% si detto favorevole alla scelta della Gilda di firmare l'accordo sulla parte economica, pur considerando gli aumenti salariali "insufficienti".
Un tema caldo è rappresentato dalla Carta Docente. Il 60% dei prof interpellati preferirebbe che i fondi della carta – attualmente pari a 383 euro – confluissero direttamente nello stipendio per aumentare reddito reale e pensione. L'indagine evidenzia anche una forte preoccupazione per la qualità della formazione. Il 77% dei docenti intervistati concorda sul fatto che la "mercificazione dei titoli" erogati da enti a pagamento abbassi la qualità e l'autorevolezza della professione, mentre il 76% pensa che la formazione dovrebbe non solo essere accessibile ma anche a carico dello Stato.
Infine, dall'indagine SWG per Gilda emerge la necessità da parte dei docenti di ridefinire i confini con le famiglie. Tre docenti su 4, pari al 74% del campione, chiedono che il coinvolgimento dei genitori sia regolamentato e circoscritto affinché venga rispettata l'autonomia della professione.
L'APPROFONDIMENTO
Se non vogliamo che la scuola sia un semplice parcheggio per i ragazzi è il caso di iniziare a pagare bene i docenti
A partire dai dati che sono stati presentati oggi nel sondaggio SWG per la Gilda degli insegnanti, ci sembra importante soffermarci su alcune risposte, che hanno un elemento in comune: le scarse retribuzioni. Gli incentivi economici non sono un orpello, un optional o una gentile concessione, sono la base per garantire un lavoro di qualità, il patto tra il cittadino e lo Stato. Se la Costituzione inizia con l'affermare che "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro", non è certo perché suonava bene.
Recentemente è stato sottoscritto – anche dalla Gilda degli insegnanti – il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. Non è un caso che quel 45% che si dichiara favorevole alla firma dell'accordo sulla parte economica sottolinei comunque che gli aumenti salariali sono da considerasi insufficienti. E non è un caso che la fetta di personale docente che si dichiara contrario sia comunque ampia: per il 37% degli intervistati era giusto astenersi dal firmare, puntando "a condizioni migliori al prossimo rinnovo". A questo si aggiunge la questione della Carta docente, il cui importo è sceso moltissimo, passando da 500 a 383 euro. Anche se da quest'anno è possibile impiegarla per nuovi servizi, come le spese di trasporto, i beneficiari, che sempre più vedono erosi gli stipendi dal caro vita, vorrebbero vedere quelle risorse direttamente in busta paga: difficile pensare all'indispensabile aggiornamento professionale, quando solo per fare un esempio il costo dei biglietti aerei per tornare a casa si mangia l'intero stipendio mensile. E dunque addirittura il 60% chiede di spostare il bonus creato per la formazione continua sulla retribuzione, al fine di aumentare il reddito reale e le pensioni.
Per alzare gli stipendi poi, il 66% degli insegnanti consultati chiede di "erogare una parte delle risorse del Fondo di Istituto e del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa direttamente in busta paga a tutto il personale", come proposto dalla Gilda degli insegnanti nell'ambito del rinnovo contrattuale del CCNL 2025-2027. Solo il 25% preferirebbe che quelle risorse restassero destinate a progetti e attività scolastiche. Sono tutti segnali di un malessere crescente nella categoria.
Fare il docente non può essere una missione vissuta come una vocazione. Chi ha scelto questa strada, per passione o per necessità, non può pensare di entrare in classe come se stesse entrando in un campo minato. Davanti si troverà un gruppo di ragazzi che a lui o lei sono stati affidati per qualche ora ogni giorno. Se il docente non sarà nelle condizioni di svolgere bene il suo lavoro, nel migliore dei casi farà perdere tempo ai suoi studenti, costringendoli a sopportare noiose e verbose lezioni; ma nel peggiore dei casi produrrà danni anche irreparabili, incidendo negativamente sullo sviluppo dei ragazzi o fornendo loro un cattivo esempio. Ecco perché valorizzare, soprattutto economicamente, questa professione è indispensabile e dovrebbe essere un tema assillante per il governo. E invece, pezzo dopo pezzo, la stiamo svuotando e svilendo.
Di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi