Erano formalmente al lavoro negli uffici dell’Azienda sanitaria e nell’ospedale cittadino ma in realtà uscivano e andavano in giro tranquillamente a svolgere proprie commissioni personali come andare a fare la spesa o addirittura a giocare ai videopoker in un'attività commerciale. Sono queste le pesantissime accuse nei confronti di dirigenti e dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro finiti al centro di una inchiesta contro l'assenteismo coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Sono 57 gli indagati a vario titolo per truffa ai danni di un ente pubblico ma per 15 di loro è scattata anche l’interdizione dall'esercizio di un pubblico servizio. Si tratta di un dirigente e sei dipendenti dell’Asp calabrese e di otto lavoratori dell'Azienda ospedaliera "Pugliese-Ciaccio".

Secondo l'inchiesta, denominata "Cartellino rosso", gli indagati sarebbero responsabili di oltre 2.100 episodi di assenteismo, di ingiustificato allontanamento dal luogo di lavoro e di falsa attestazione della presenza, per un totale di circa 1.800 ore di servizio non effettuate ma regolarmente retribuite. Per i 15 sospesi e altri due ex dipendenti dell'Azienda ospedaliera e un ex dirigente dell'Asp in quiescenza è stato disposto anche il sequestro preventivo delle somme di denaro corrispondenti agli stipendi illecitamente guadagnati.

Secondo gli inquirenti, negli uffici e in ospedale vigeva un “sistema collettivo, nel quale tutti si beavano di un’imperante e generalizzata sensazione d’impunità proprio perché tutti complici, controllori e controllati”. Sia dirigenti che impiegati infatti erano soliti consegnare il badge a colleghi o dipendenti compiacenti, affinché timbrassero al loro posto per far rilevare falsamente la presenza in ufficio. Ome sottolineano gli investigatori, Emblematico “l’episodio in cui un dipendente, evidentemente intento a strisciare il cartellino per conto di altri colleghi assenteisti, è arrivato a coprirsi aprendo l’ombrello all’interno della struttura, per evitare di essere ripreso da eventuali sistemi di videosorveglianza.