Caso Sarah e Alisya, procuratore smentisce: “La zia di Formia che le ha ospitate non sarà interrogata”

La Procura di Sulmona smentisce le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni su un possibile interrogatorio della donna che, a Formia, ospitò le due sorelle Sarah e Alisya Di Giacinto durante le due settimane trascorse lontano dalla casa famiglia di Civitella Alfedena.
A chiarire la posizione è stato il procuratore capo di Sulmona, Luciano D'Angelo, che ha escluso categoricamente l'ipotesi di una convocazione della donna, finita sotto indagine dopo il ritrovamento delle due minorenni.
"Non è in programma interrogare la signora. Non ci sono novità da comunicare: devo attendere alcune risultanze e verificare se la difesa intenda impugnare il provvedimento. Non è emerso null'altro sulla vicenda".
Il procuratore ha poi criticato la diffusione delle notizie circolate sui siti di informazione locali: "Smentisco categoricamente queste notizie – ha aggiunto – e mi lamento per la diffusione di informazioni prive di fondamento. Comunico che non dobbiamo sentire la signora Russo".
La donna, un'anziana di 80 anni e lontana zia acquisita delle ragazzine, aveva raccontato la propria versione dei fatti in un'intervista rilasciata a Fanpage.it dopo il blitz dei carabinieri che aveva portato al ritrovamento delle due sorelle in un appartamento di edilizia popolare di Formia.
La donna di Formia risulta comunque indagata a piede libero.
"Il giorno prima è venuta da me la mamma, il giorno successivo il nonno mi ha portato le bambine. All'inizio non sapevo nulla, poi, guardando la televisione, ho capito che le stavano cercando. Ma loro volevano e devono stare con la madre", aveva spiegato.
Secondo il suo racconto, Sarah e Alisya sarebbero rimaste sempre all'interno dell'abitazione. "Loro hanno portato anche il cibo. Hanno riempito una camera di spesa. Non le ho fatte uscire da casa, io non esco mai", aveva aggiunto.
"Ho sentito questa mattina la signora: è molto stanca e provata per tutta la vicenda in cui si è trovata coinvolta. Aveva avuto pochissimi contatti con quella famiglia, non conosceva i retroscena della storia ed è rimasta molto colpita dalla grande esposizione mediatica. Oggi è il primo giorno in cui il suo appartamento è tornato vuoto". Sono le parole Sarah Grieco, legale della 80enne. "Questa vicenda – aggiunge l'avvocata – suscita in me un sentimento di tenerezza, perché vedo una donna anziana che soltanto ora sta iniziando a comprendere pienamente una situazione che in precedenza le era sfuggita". Grieco riferisce inoltre che la sua assistita "non ha più ricevuto telefonate né contatti con la famiglia D'Acunto".
Le due sorelle erano scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, ed erano state ritrovate quindici giorni dopo a Formia al termine di un'imponente operazione dei carabinieri, scattata dopo che gli investigatori avevano intercettato una videochiamata tra la madre e una delle figlie.
Per la vicenda gli altri indagati sono tre: la madre delle ragazze, Valentina D'Acunto, il nonno Marco D'Acunto e il compagno della donna, Vincenzo Esposito, accusati di sequestro di persona aggravato in concorso. La giudice per le indagini preliminari Giulia Sani ha convalidato il fermo, disponendo però la sostituzione della custodia cautelare in carcere con l'obbligo di dimora nella provincia di Latina e l'obbligo di presentazione ai carabinieri due volte al giorno.
"L'obbligo di dimora è una misura sufficiente per evitare che un domani gli autori possano ripetere azioni di questo tipo", aveva spiegato lo stesso procuratore D'Angelo dopo la decisione del gip.
Secondo il difensore della madre, l'avvocato Enrico Mastantuono, gli indagati si sarebbero pentiti e avrebbero "preso coscienza di quanto fatto". Sull'eventuale ricorso al Tribunale del Riesame, il legale aveva precisato che ogni valutazione sarebbe stata effettuata soltanto dopo il deposito delle motivazioni del provvedimento.