Sarah e Alisya, dalla sentenza sull’affido emerge una mamma “manipolativa”: “Le istruiva su come evitare il padre”

Valentina D'Acunto aggirava i divieti del Tribunale contattando le figlie attraverso i cellulari dei compagni e le manipolava attraverso uno "schema di conversazione" con i servizi sociali. È quello che secondo i giudici avrebbe messo in atto la donna nei confronti di Sarah e Alisya, le due sorelle scomparse il 7 giugno dalla casa famiglia in cui vivevano in Abruzzo e ritrovate a casa di una lontana parente materna a Formia.
Erano in buono stato ma fortemente scosse, ed è stata necessaria oltre un'ora perché aprissero la porta ai Carabinieri che erano venuti per recuperarle. Poche ore dopo, sono state fermate tre persone con l'accusa di sequestro aggravato in concorso, si tratta di Valentina D'Acunto, del suo compagno Vincenzo Esposito, e del padre di lei Mario D'Acunto.
Secondo la Procura di Sulmona che ha condotto le indagini, sarebbe stata proprio la donna ad avere orchestrato il sequestro e lo avrebbe fatto per un "amore malato" nei confronti delle figlie. Circostanza di cui sta rispondendo oggi, giovedì 25 giugno, durante l'interrogatorio di garanzia in corso nel carcere di Teramo.
A confermare l'ubicazione di Sarah e Alisya in casa dell'80enne di Formia è stata una videochiamata, ma come ha spiegato il procuratore Luciano D'Angelo a Fanpage.it, il primo atto delle indagini è stato la lettura delle sentenze di separazione tra i genitori delle due ragazze.
Proprio a seguito della difficile separazione dei genitori, le ragazze nel 2020 sono entrate nella rete dei servizi sociali, e dal 2023 sono state collocate in casa famiglia cambiando diverse strutture prima di approdare alla Ofh Hope di Civitella Alfedena, dalla quale si sono poi allontanate.
"La madre alimentava il conflitto genitoriale"
Nella sentenza del Tribunale di Cassino del 2026 sul caso delle due sorelle di 12 e 16 anni c'è l'intero racconto della vicenda che ha condotto la madre a perdere la potestà genitoriale. Relazioni dei servizi sociali, consulenze dell'Asl, e anche le chat tra madre e figlie acquisite dai giudici forniscono un ritratto che mostra D'Acunto come una madre "manipolativa" fortemente focalizzata su se stessa. In particolare, nel 2023 i Servizi Sociali riferiscono che le due sorelle dopo aver acconsentito a un incontro con il padre avevano poi ritrattato "vedendo la madre provata da tale richiesta". In un'altra occasione, durante un incontro protetto, erano arrivate a fuggire piangendo fino a raggiungere una strada con traffico a scorrimento veloce.
Azioni che secondo gli esperti del consultorio familiare di Gaeta sarebbero scaturite dalla forte polarizzazione del conflitto genitoriale che porterebbe D'Acunto "a focalizzare tutta l’attenzione su di sé", mentre "le bambine spesso rimangono sullo sfondo della scena ‘non viste'".
Già nel 2022, Alisya e Sarah avevano smesso di considerare il padre biologico come loro genitore, e percepivano come tale il compagno della madre, Vincenzo, lo stesso che adesso si trova in carcere con l'accusa di averne favorito il sequestro. "Codesta attuale sostituzione della figura paterna, è stata verosimilmente alimentata dall'assidua convivenza e presenza di Vincenzo nella vita delle bambine", secondo gli esperti.
Le cose non sono cambiate negli anni successivi e, per i giudici, la donna non avrebbe fatto nulla per aiutare l'avvicinamento ma, anzi, avrebbe esacerbato il conflitto, arrivando a fornire alle figlie le risposte da dare agli educatori per opporsi agli incontri con il padre.
Lo "schema di conversazione" per suggerire come evitare gli incontri con il padre
Proprio in ragione di questo conflitto, i giudici avevano disposto l'allontanamento delle figlie da entrambi i genitori, con la conseguente sospensione dei contatti. Prescrizioni che però la donna avrebbe aggirato mentre le ragazzine si trovavano all'interno della comunità di Civitella Alfedena. Gli elementi che indicano la violazione, e la volontà della donna di "manipolare le figlie sono due: una chat di Alisya con un'altra minore della casa famiglia, e un appunto con uno "schema di conversazione". Entrambi sono risalenti alla primavera-estate del 2025.
In una chat, ad esempio, la madre comunicava con la figlia attraverso il cellulare di un'amica, aggirando il divieto precedentemente disposto dal Tribunale, e si organizzava per parlare con lei mentre era in classe. "Non mi potevi avvisare? Ti ho inviato dei mess". E la bambina risponde: "Non posso leggere perché non vado a scuola". Sono poi emerse altre chat analoghe.
Gli educatori della casa famiglia hanno anche rinvenuto uno "schema di conversazione telefonica tipo" in cui la madre suggeriva alla figlia maggiore le risposte da dare per giustificare il rifiuto verso il padre.
Quando però le è stato mostrato l'appunto, la donna avrebbe manifestato una "mancata reazione emotiva spontanea". Nessuna incredulità, né dispiacere o preoccupazione per la gravità di quello che stava succedendo. Si tratta di elementi che hanno pesato sia sulla sospensione della potestà genitoriale in capo alla madre, sia nell'indirizzare le indagini verso di lei.