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Caso Cucchi: una condanna e 12 rinvii a giudizio

Rinviati a giudizio sei medici, tre inferimeri e tre guardie carcerarie. Condannato un funzionario che aveva scelto il rito abbreviato. La sorella chiede verità sulla morte di Stefano Cucchi.
A cura di Alessio Viscardi
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stefano cucchi

Dodici tra agenti di polizia penitenziaria e personale medico sono stati rinviati a giudizio per la morte di Stefano Cucchi, sei giorni essere stato tratto in arresto per il possesso di sostanze stupefacenti morì all'ospedale Pertini di Roma. Un funzionario dell'amministrazione penitenziaria regionale – Claudio Marchiandi, direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria – che aveva chiesto il processo con rito immediato è stato condannato. Le persone rinviate a giudizio sono sei medici e tre infermieri dell'ospedale Pertini e tre guardie carcerarie. Per loro l'accusa di lesioni e abuso di autorità, favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. La prima udienza del processo si terà il prossimo 24 marzo alla terza Corte d'Assise. Si tratta dell'ennesimo processo per delle morti in carcere dopo la condanna per il caso di Gabriele Sandri.

Momenti di grande tensione emotiva per i familiari di Stefano Cucchi. La sorella, Ilaria Cucchi, dichiara: “oggi ho visto i dolore negli occhi di mia madre, per noi il processo è una tappa importante per la nostra battaglia di verità”. La famiglia del giovane arrestato per droga e morto in un letto di ospedale dopo meno di una settimana chiede che il processo ricostruisca la verità dei fatti. Il Giudice per l'Udienza Preliminare ha accolto in pieno le tesi accusatorie ed ha deciso per il rinvio a giudizio dei dodici presunti responsabili della morte del ragazzo.

Unica condanna per Claudio Marchiandi, che aveva chiesto il rito abbreviato. La vicenda comincia con l'arresto di Stefano Cucchi da parte dei carabinieri il 15 ottobre del 2009. Trovato in possesso di droga, trascorre una notte in caserma e poi viene processato per direttissima. Il giudice dispone la detenzione in carcere fino alla successiva udienza. I genitori, dopo una settimana, ricevono per posta il decreto con il quale il pm autorizza l'autopsia sul cadavere di loro figlio. Nessuno li aveva avvertiti della morte.

Come sostiene la sorella, Ilaria Cucchi, Stefano era un normale ragazzo di 31 anni con qualche precedente di droga, ma è stato arrestato solo perché in possesso di modeste quantità di sostanze stupefacenti. Nel perquisire la sua stanza, i Carabinieri avevano rinvenuto altre sostanze. Stefano Cucchi era in buone condizioni di salute e sembrava tranquillo. Ai genitori viene vietato di vedere il figlio in prigione. Lo rivedranno cadavere dopo una settimana. Le foto del cadavere vengono mostrate in televisione: ecchimosi e denutrizione sono evidenti. Il giudice stabilirà di chi è la colpa della sua morte.

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