Dopo che sono arrivate le prime ammissioni da parte dei genitori del bambino di undici anni segregato in casa in Sardegna la gip del Tribunale di Tempio, Caterina Interlandi, ha concesso gli arresti domiciliari alla coppia di coniugi che era stata arrestata alla fine dello scorso giugno con l'accusa di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. Il 29 giugno scorso i carabinieri del riparto territoriale di Olbia avevano risposto alla richiesta d’aiuto del bimbo, che era stato rinchiuso in una cameretta al buio e senza letto, con un secchio per i bisogni, in quella che ben presto è stata definita la “villetta degli orrori”, una casa vicino ad Arzachena. Quella sera i genitori erano usciti. La decisione del giudice di concedere i domiciliari alla mamma e al papà arriva a tre giorni dall'interrogatorio cui la coppia, assistita dagli avvocati Marzio Altana e Alberto Sechi, è stata sottoposta. Per la prima volta i genitori hanno parlato e raccontato la loro versione dei fatti cercando di spiegare perché tenevano segregato in casa il figlio. Sul diario del ragazzino, ora affidato a una casa protetta,  erano state annotate tutte le punizioni che gli venivano inflitte per educarlo, compreso l'uso di un tubo per picchiarlo.

La confessione della madre dell’11enne segregato in casa in Sardegna

È stata soprattutto la mamma dell’undicenne, a quanto si apprende, a spiegare qualcosa di più di quanto accadeva nella loro casa e cosa il bambino era costretto a subire. La posizione della donna, di quarantacinque anni, si starebbe differenziando da quella del marito quarantasettenne. “Non riuscivo più a fronteggiare la situazione, non sapevo come correggere i suoi comportamenti", avrebbe dichiarato la donna. La madre del bambino ha parlato a lungo con i due magistrati della Procura di Tempio, Luciano Tarditi e Laura Bassani, che coordinano le indagini. La mamma avrebbe chiesto di essere interrogata e ammesso le proprie responsabilità, fornendo una sorta di confessione. Il suo avvocato ha spiegato che ha intenzione di collaborare. Segregare il bambino nella cameretta buia, colpirlo con un tubo di gomma con l'anima in rame dietro le ginocchia, infilarlo sotto la doccia gelata, secondo la madre sarebbero stati mezzi per “correggere” i comportamenti di quel figlio che lei non riusciva più a gestire. Stando a quanto trapelato dalle dichiarazioni, il padre però non era d'accordo con quei metodi. A quanto emerso, i genitori non avevano parlato con nessuno di quello che stavano facendo perché temevano potessero togliergli il bambino. Solo dopo l'arresto, la mamma si sarebbe resa conto della gravità delle sue azioni. Viste le risultanze degli interrogatori, la gip ha ritenuto che siano venute meno le condizioni per protrarre la misura cautelare in carcere.