Niente più birra e patatine fritte in Belgio. Questa potrebbe essere una delle conseguenze del riscaldamento globale. A dirlo è lo studio “Evaluation of the socio-economic impact of climate change in Belgium”, richiesto dalla National Climate Commission, ente che si occupa della coordinazione delle politiche climatiche a livello nazionale. La produzione dei due prodotti più iconici della cucina tipica di Bruxelles sarebbe infatti minacciata da un clima in rapida mutazione, caratterizzato da inondazioni, siccità e anomale ondate di caldo. Estati più calde e secche e inverni più miti e umidi, fenomeni ormai diffusi in tutto il globo, stanno rovinando sempre di più i raccolti.

Il tema della crisi ambientale viene spesso affrontato da attivisti e media, ma ben poco si parla delle gravi conseguenze che, in un prossimo futuro, potrebbe avere sulla nostra vita quotidiana. Se ne sono resi conti i produttori belgi di birra e patatine. Secondo il rapporto della National Climate Commission, l’arrivo improvviso di ondate di caldo e siccità ha fatto registrare nel 2019 una perdita del 31% del raccolto di patate nelle Fiandre, la regione belga da dove arriva gran parte della produzione delle famose frites.
Questo fenomeno crescente potrebbe avere un impatto fortemente negativo sull’economia di Bruxelles, che è il primo esportatore al mondo di patatine fritte surgelate. Senza contare che l’88% della popolazione belga consuma questo piatto almeno una volta a settimana.

Altro prodotto in pericolo a causa del calo di produzione delle materie prime è la birra belga. Nell’ultimo anno, si è infatti registrata una diminuzione del 10% per quanto riguarda il raccolto di cereali e del 13% per quello delle barbabietole da zucchero. La scarsità di materie prime riguarda anche l’orzo, il luppolo e l’acqua (in alcuni casi, per produrre un solo litro di birra, ne occorrono sette litri).
Secondo le stime, la difficoltà nel reperire gli ingredienti costitutivi della bevanda potrebbe provocarne un calo della produzione fino al 40%. Una perdita non indifferente per il Paese, che è uno dei principali esportatori di birra al mondo e nel quale il consumo medio per abitante è di 88 litri all’anno.