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Ma come mai ci sono 35 gradi in primavera e di cambiamento climatico non parla più nessuno?

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Le temperature record di fine maggio hanno riacceso l'attenzione dell'opinione pubblica sul cambiamento climatico. E lanciano un pericoloso allarme su quel che accadrà la prossima estate. Tra Super El Nino e rischio di eventi climatici estremi, ne parliamo col giornalista e saggista esperto di ambiente Fabio Deotto.

Oggi rispondo alla domanda di Antonio:

Ma come mai ci sono 35 gradi in primavera e di cambiamento climatico non parla più nessuno?

Caro Antonio, la risposta è abbastanza semplice, in realtà. Perché c’è un disallineamento poderoso tra il quadro politico e il dato di realtà del pianeta che abitiamo. Di fatto, siamo in un ciclo politico che il cambiamento climatico lo sta negando come punto programmatico. Donald Trump è il capofila di questa cordata: ha inaugurato la sua presidenza promettendo nuove trivellazione e abbandonando gli accordi di Parigi sul clima. Ma in Europa non gli sono stati da meno, abbandonando il green deal e smontando pezzo dopo pezzo tutte le politiche di contenimento delle temperature proposte dalla precedente commissione europea, bollate dalle destre come “ideologia green”.

Il problema è che il clima se ne frega della politica. E se non contieni le emissioni di CO2 in atmosfera, le temperature medie continuano ad aumentare, Trump o non Trump. Europa o non Europa.

L’abbiamo visto lungo l’ultima settimana di maggio, qualche giorno fa, quando le massime giornaliere quasi ovunque in Italia e in Europa sono andate oltre i 35 gradi. Ci sono un sacco di motivi alla base di queste temperature Perché c’è l’anticiclone subtropicale che sta prendendo posto dell’anticiclone delle Azzorre. Perché si è indebolita la corrente a getto polare – che nasce dalla differenza di temperature tra il polo e l’Equatore – che ci faceva da scudo a questi aumenti anomali di temperatura.  Perché i mari, in primis il Mediterraneo, si stanno riscaldando sempre di più. E per altri cento motivi, altre cento anomalie. Ognuna delle quali concausa di queste temperature anomale. Ma conseguenza del cambiamento climatico in atto.

A spiegarcelo e a spiegarci perché più che un’anomalia a sé o l’antipasto di un’estate torrida, questa ondata di calore è il futuro che ci attende, sarà Fabio Deotto, giornalista e saggista esperto di cambiamento climatico. Il nostro testimone di questa puntata di Direct.

ll caldo di questi giorni con temperature che di solito appartengono a luglio o ad agosto ha tutte le caratteristiche per farci pensare a un'anomalia rara, un evento eccezionale che possiamo superare e archiviare, dimenticarcene. In realtà però questa lettura rischia di farci cadere nel tranello dell'eccezionalità, ossia pensare che la normalità a cui ci siamo abituati e quell'apparente equilibrio dinamico di 30-40 anni fa siano ancora immutati. Ma la realtà è che quella normalità è già compromessa e gli eventi eccezionali sono in realtà sempre meno eccezionali. Da questo punto di vista, prevedere cosa succederà esattamente quest'estate è come sempre difficile, però diciamo che il trailer non è dei più incoraggianti. Questo caldo anomalo più che un antipasto però dell'estate a venire sembra un antipasto del mondo a venire, dove eventi di questo tipo con espansioni dell'anticiclone africano che rischiano di bloccarsi alcune aree e quindi creare delle cupole di calore fuori scala saranno sempre più frequenti. Questo per via dell'aumento delle temperature globali, ma anche per via di come il riscaldamento globale sta influendo sulla circolazione atmosferica e quindi sta rendendo queste ondate di calore e questi blocchi sempre più frequenti.

Tra le anomalie ricorrenti di cui parla Deotto, in realtà, ce n’è una che ci deve preoccupare più delle altre. Si chiama El Nino, il bambino. Ed è un fenomeno metereologico che si verifica ogni sei, sette anni. In estrema sintesi: accade che i venti alisei si indeboliscano all’ìmprovviso e che, di conseguenza, le acque dell’Oceano Pacifico, in particolare quelle nella zona equatoriale centro-orientale, si surriscaldino in modo anomalo. Te la faccio breve, Antonio: a quel punto c’è un grande rilascio di vapore e calore nell’atmosfera, capace di dispiegare i suoi effetti in tutto il mondo: le temperature si alzano e gli eventi estremi si moltiplicano.

Ecco: il problema di quest’estate è che non ci sarà El Nino. Ci sarà il Super El Nino. Fabio Deotto, di nuovo, ci spiega perché. E cosa succederà:

Si dice che El Nino peggiorerà le cose, perché El Nino è uno di quegli eventi che non produce tendenzialmente nuove problematiche, ma va ad aggravare delle situazioni già esistenti. E nello specifico quello che ci aspettiamo per quest'anno è un El nino particolarmente forte, un cosiddetto Super El Nino. E se noi andiamo a vedere il super el nino del passato ci renderemo conto che hanno avuto spesso effetti devastanti.

Pensiamo anche soltanto all'ultimo, quello del biennio 2015-2016, che ha causato in Sudamerica delle alluvioni che hanno portato a 150.000 profughi climatici. Nel Sud-Est asiatico ci sono stati incendi che hanno contribuito alla morte di 100.000 persone. Per non parlare poi dello storico sbiancamento dei coralli, in particolare della grande barriera corallina che non si era mai visto nel corso della storia. El Nino che si sta sviluppando ora produrrà probabilmente tutta una serie di effetti che però, e questa è una cosa importante da ricordare, inizieranno a essere più tangibili a partire dall'inizio dell'autunno per poi spostarsi verso il 2027. E quali saranno questi effetti? Gli effetti sono diversi a seconda della zona del globo in cui ci troviamo. Abbiamo visto che ci sono alluvioni in Sud America e siccità e incendi, per dire, nel sud-est asiatico. In Europa è particolarmente difficile fare previsioni, tendenzialmente però quello che succede con un super El Nino è che ci sono autunni e inverni più piovosi e più miti. A livello globale, invece, ci si aspetta un superamento di record di temperature e c'è chi parla di una superamento della soglia di 1,7 gradi sopra i livelli preindustriali, che era un aumento di temperature che non si era mai visto prima, ma andare a vedere quali saranno e prevedere quali saranno gli effetti più dirompenti di un Super El Nino di questo tipo, è particolarmente difficile perché non si era mai visto un Super El Nino che operasse su una base di partenza così calda e quindi su un mondo così caldo.

Eccoci qua, quindi. Record di temperature, anomalie su anomalie. E come se non bastasse la peggior versione di El Nino che è mai capitata. Il Super El Nino. Cosa può andare storto? Scherzi a parte, la domanda da farci è proprio questa. Che estate ci aspetta? E anche qui tocca a Fabio Deotto l’ardua risposta. E non è la risposta più rassicurante del mondo:

Allora, è importante innanzitutto specificare che non abbiamo la certezza che questa sarà un'estate infernale e questo è bene dirlo per evitare un effetto al lupo al lupo. Ciò detto, abbiamo tutta una serie di segnali che ci fanno propendere per la probabilità di un'estate piuttosto critica. C'è chi sta già paragonando la situazione attuale primaverile, soprattutto sotto il profilo delle riserve idriche a quella che si verificò nel 2022. Nel 2022 noi assistemmo a quella che adesso è considerata l'estate più infernale degli ultimi anni con 60.000 morti per colpa delle ondate di calore soltanto in Europa e 18.000 dei quali in Italia, che è il paese in cui c'era stata l'incidenza  maggiore. Però è importante andando a guardare quest'estate, non concentrarsi tanto sugli eventi epocali che del resto ci sono ogni estate ormai, qualcosa di mai visto che va a diventare il simbolo di quell'estate. È più importante concentrarsi sulle problematiche strutturali che procedono in parallelo e quest'estate probabilmente noi assisteremo ad ondate di calore pesanti come quelle che abbiamo visto nel 2022, si spera di no, ma potrebbe essere. Probabilmente la siccità che già esiste si estenderà e si intensificherà fino a raggiungere la Russia sud-occidentale a questo sono legati gli incendi e ricordiamo che l'estate del 2025 ha avuto un'incidenza degli incendi fuori scala, è stata una delle stati più distruttive mai registrate e quest'estate potrebbe andare peggio. E per quanto controintuitive possa suonare, un altro effetto della crisi climatica è un aumento delle alluvioni, dell'intensità e della frequenza delle alluvioni. Se pensiamo al 2022, quell'estate era iniziata con la più grande siccità degli ultimi 500 anni in Europa e si era conclusa con la terribile alluvione nelle Marche. Quindi, ecco, è importante concentrarsi su tutti questi aspetti e soprattutto sul fatto che questi aspetti non sono isolati, vanno ad autoalimentarsi, a sovrapporsi, rendendo il problema ancora più difficile da affrontare.

Rimane una sola domanda, a questo punto. La più complicata di tutte. Se tutto è già oltre ogni aspettativa, se la crisi climatica è già prossima al suo punto di non ritorno, o forse l’ha già addirittura superato, cosa rimane da fare? Solo gestirla? Solo limitare i danni? Solo mitigarne gli effetti? O si può ancora provare a cambiare il destino, e a far scendere queste benedette temperature, o almeno fermarle lì, prima che si superino i fatidici due gradi di aumento medio?

Il fatto che noi ci troviamo già nel pieno di una crisi climatica e quindi già abbiamo fatto dei danni irreparabili, non significa che non ci sia più niente da fare. Anzi, i punti di non ritorno che ancora dobbiamo superare sono molti di più. E la buona notizia è che noi abbiamo tutte le soluzioni politiche e tecnologiche a disposizione per risolvere il problema. E quando parlo di risolvere il problema, non intendo soltanto metterci al riparo da qualcosa di brutto, ma proprio andare a modificare, trasformare quel sistema economico produttivo che ci ha trascinato in questa situazione. E dall'altra parte della transizione non c'è un mondo diminuito, se vogliamo c'è un mondo aumentato, c'è un mondo che sarà più sostenibile non soltanto sul piano ecologico, ma anche sul piano psicologico ed economico. E quindi è importante evitare di fare passare il concetto per cui non ci sia più nulla da fare e questo perché chi ha interesse a far sì che le cose non cambino e quindi a sfruttare il più possibile questo sistema fossile, prima faceva di tutto per convincerci che il problema non esistesse. Adesso che il problema è incontrovertibile, fa di tutto per convincerci che non ci sia più niente da fare. Ecco, è bene ricordarci che le soluzioni esistono già tutte. Quello che manca è la volontà politica e l'unità internazionale per implementarle.

Forse, per cambiare le cose, per evitare che la crisi climatica ci travolga, per far si che questa non sia solo la peggior estate della nostra vita – finora – c’è bisogno di un ingrediente fondamentale. La consapevolezza dell’opinione pubblica e degli elettori. Fino a che la crisi climatica rimarrà un accidente da dimenticare alla fine di ogni estate, come gli amori sulla spiaggia, allora davvero è impossibile che cambi qualcosa. Perché quando smette di fare caldo le emergenze sono sempre altre: le guerre, i prezzi, i migranti. Ma se, come è già accaduto, le opinioni pubbliche mondiali capissero che tutte le altre emergenze, in qualche modo, sono figlie della crisi climatica e si mobilitassero davvero per chiedere di cambiare tutto, ecco allora che qualcosa potrebbe davvero succedere.

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